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Ocse e riforme fiscali: troppe alte tasse, povertà e ulteriori allarmi. Verità da Organizzazione Mondiale

Pil tra i peggiori in Italia, tasse troppo alte e povertà sempre in crescita: le ultime notizie Ocse sull’Italia e necessità di soluzioni immediate per ripresa

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Tasse alte, povertà pure. Questo il paradosso dell’Italia rintracciato dall’Ocse che chiede ancora a gran voce all’Italia di agire per una riduzione concreta del peso fiscale apportando anche ulteriori sgravi fiscali alle fasce sociali più deboli.

Le tasse italiane troppo alte: non si tratta certo di una novità, considerando che già da tempo si chiede una revisione del peso fiscale sui cittadini italiani. Ma le ultime notizie confermano ancora una volta l’allarme su tasse troppo alte. E a sostenerlo questa volta è l’Ocse, la stessa Organizzazione secondo cui il pil italiano è cresciuto nei primi due trimestri del 2017 ma il livello resta inferiore a quello del 2010.

Tasse troppo alte in Italia secondo Ocse

La situazione generale italiana non appare affatto favorevole, soprattutto alla luce delle ultime notizie rese note dall’Ocse, secondo cui la tassazione italiana, soprattutto per quanto riguarda il lavoro e, in particolare, i contributi previdenziali, è molto alta. E’ necessario agire su questo fronte per una riduzione, lavorando, allo stesso tempo, su una nuova spinta agli incentivi. Secondo l’Ocase, per garantire crescita economica e sociale è necessario agire sul fronte fiscale con miglioramenti. Del resto, come spiegato, sono diversi i Paesi Ocse che hanno già avviato riforme fiscali, da Austria e Belgio, a Paesi Bassi, Grecia, Lussemburgo, Ungheria, tagliando le aliquote dell’imposta sul reddito delle società e revisioni per quanto riguarda le imprese.

L’Italia, invece, insieme ad altri Paesi come Belgio, Ungheria, Turchia, è tra i Paesi in cui sono aumentate significativamente le tasse sulle proprietà. E’ vero, sottolinea l’Ocase, che l’Italia ha abolito la tassa sulle prime abitazioni, ma è anche vero che, di contro, sono aumentate anche altre imposte, in una sorta di gioco di cane che si morde la coda. E per fare qualche esempio concreto, basta pensare alle imposte sulle accise, sul tabacco in particolare, e a quelle sui carburanti, in costante crescita.

Andamento del Pil secondo Ocse

C’è, inoltre, da aggiungere che, stando a quanto riportano le ultime notizie, solo qualche giorno la stessa Ocse ha parlato di un andamento del pil italiano negli ultimi sette anni come il peggiore tra i paesi Ocse dopo la Grecia (e pari al Portogallo), nonostante i miglioramenti segnati nel secondo trimestre, quando ha raggiunto 99,1 punti in aumento rispetto ai 98,7 del primo trimestre. La Grecia invece ha raggiunto 81,6 punti. Ma la media Ocse è di 113,3 punti, basti pensate che la Germania nel secondo trimestre ha segnato 112,6 punti e il Regno Unito 114 punti. Resta, dunque, ancora lenta la ripresa nel nostro Paese e, sempre secondo l’Ocse, sarebbe arrivato il momento di andare più a fondo con quelle riforme necessarie e urgenti per un rilancio economico reale dell’Italia. Si tratta di un quadro che evidenzia chiare difficoltà per il nostro Paese, acuite dalle ultime notizie sull’andamento dell’occupazione e soprattutto giovanile.

Stando, infatti, a quanto riportano le ultime notizie, sarebbe ancora salita la disoccupazione nel nostro Paese lo scorso mese di luglio, nonostante le stesse ultime notizie parlino di un aumento degli occupati. Ma si tratta di un dato non reale, visto che non considera tante categorie di persone che sono senza occupazione ma non la cercano nemmeno più, perché sfiduciati. E dalle ultime notizie emerge anche un paradosso: non solo la disoccupazione aumenta, penalizzando i giovani, ma, paradossalmente, i più occupati risultano gli over 50. Una situazione decisamente disagiante, che sta portando anche ad un aumento del livello di povertà nel nostro Paese, che probabilmente non si registra in nessun altro Paese e che, come spesso sottolineato, può essere considerata risultato delle attuali norme pensionistiche in vigore che costringono i lavoratori più anziani a rimanere sempre più a lungo a lavoro, tagliando letteralmente fuori dal mondo occupazionale i giovani.

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di Marianna Quatraro pubblicato il