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E' morto Enzo Biagi. La sua storia giornalistica e la sua vita.

Biagi, uno tra gli ultimi, apparteneva a quella particolare categoria di giornalisti-scrittori, dei quali purtroppo nel corso degli anni si è persa traccia



Nato a Lizzano Belvedere (Bologna), il nove agosto del 1920, Enzo Biagi è morto all'età di 87 anni, dopo una vita spesa per la scrittura.

Perché Biagi, uno tra gli ultimi, apparteneva a quella particolare categoria di giornalisti-scrittori, dei quali purtroppo nel corso degli anni si è persa traccia. Il capo dello stato Napoletano, in un messaggio ai familiari, ha reso 'riconoscente omaggio a nome del paese', a quella che ha definito 'una grande voce di libertà'.

Sono tanti i libri scritti nel corso della sua lunga carriera, tradotti nei più importanti paesi del mondo,ed è quasi impossibile elencarli tutti. Citiamo alla rinfusa, da 'Un anno, una vita' a 'Lunga è la notte'; da 'La bella vita' a 'Cara Italia'; e poi 'Sogni perduti', 'Scusate dimenticavo', 'Racconto di un secolo',  'I' come Italiani', 'Un giorno ancora', 'Addio a questi mondi', 'Giro del mondo' (trascrizione di un viaggio tra arte e letteratura condotto in otto puntate telvisive con alcuni tra i grandi scrittori del Novecento), 'Il fatto' (settecento puntate dopo l'edizione serale del Tg1), 'Un giorno ancora'; e molti, molti altri.

Tra questi, 'L'albero dai fiori bianchi' riportava nel sottotitolo questa frase: 'Non il bilancio di una vita, ma la riflessione di un uomo che non rinuncia a fare i conti con se stesso'. Ecco, forse questa è l'immagine che meglio rappresenta la straordinaria personalità di Enzo Biagi, come uomo e come professionista. 

Un uomo e un professionista che, negli ultimi anni, fu costretto a sopportare la gratuita amarezza del discredito pubblico quando, appena eletto, il neo-presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, puntò il dito contro Daniele Luttazzi, Michele Santoro e lo stesso Enzo Biagi, per quello passato alla storia come 'l'editto di Sofia'. Da allora il giornalista non è comparso in Rai che pochissime volte. La prima a 'Che tempo che fa', il 22 maggio del 2005, durante la quale, in diretta, con gli occhi lucidi, disse davanti alle telecamere: 'Rifarei tutto come prima'. Qualche mese dopo, il 21 ottobre, tornò come ospite a 'Primo piano', per raccontarsi: oltre due milioni gli italiani che lo seguirono.

Da vecchio partigiano, Enzo Biagi scelse la Resistenza come tema della prima puntata di RT - 'Rotocalco televisivo', il programma realizzato in coproduzione con il Tg3 -, che su Rai Tre dal 22 aprile di quest'anno lo riportò sugli schermi della tv pubblica. 'Buonasera, scusate se sono un po' commosso e, magari, si vede', disse aprendo la puntata. 'C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni'. Alla fine di quella trasmissione, il Cavaliere si congratulò pubblicamente con il conduttore, ammettendo di aver 'forse' calcato la mano quando parlò di uso criminoso della tv pubblica. In 'Lettera d'amore a una ragazza di una volta', il libro dedicato alla moglie da poco scomparsa, Biagi scrisse: 'Cara Lucia penso che la mia vita si stata felice, ma il conto è arrivato tutto d'un colpo. Tu mi hai lasciato, Anna (la figlia ndr) è morta all'improvviso, e io sono stato calunniato e offeso nel mio lavoro'. Una vicenda che lasciò il segno, e che ancora oggi riaccende la discussione politica.

'Io spero proprio che ci siano ancora giornalisti come Biagi, perché altrimenti è finito il Paese', ha dichiarato a caldo dai microfoni di Sky Tg24 il presidente del Consiglio Romano Prodi. 'Biagi -sono state le parole del premier- è certamente un esempio, ma non è un esempio unico, altrimenti è come dare via il Paese'. Prodi ha parlato di un giornalista 'intelligente, curioso e libero',
Passando poi alla politica (e ai microfoni di Radio due), l'allora presidente della Commissione europea ricorda lo scambio di battute subito dopo 'l'editto bulgaro': 'Non ci incontrammo, ci sentimmo per telefono. Dominava lo sdegno. L'arrabbiatura, che lui non nascondeva, era molto forte, e il senso di tutta la vicenda era la considerazione che era venuta meno una delle libertà fondamentali del Paese. Questo fu il contenuto di quella telefonata. Lo considerava un attentato alla libertà - prosegue Prodi - e si chiedeva quante altre voci potranno essere messe a tacere, se un cronista viene eliminato con questa facilità... ...Negli ultimi anni era molto preoccupato, ma alla fine aveva sempre un occhio di speranza, un futuro, credeva in una capacità italiana'. Dichiarazioni che hanno subito scatenato la reazione di alcuni esponenti dell'attuale opposizione, complessivamente dimostratasi abbastanza fredda nel ricordare la figura del grande giornalista.

'Mai avrei pensato che il presidente del Consiglio potesse suscitare una polemica artefatta e immotivata il giorno stesso della morte di Enzo Biagi', ha commentato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, al quale fa da supporto immediato quello del senatore Fi Mario Ferrara: 'Prodi in vista di una 'Caporetto' sulla finanziaria in Senato utilizza a proprio uso e consumo la morte di Enzo Biagi al fine di ricompattare la sua sgangherata maggioranza intorno al solito e stantio richiamo all'antiberlusconismo', ha detto Ferrara, che poi aggiunge: 'Questa strategia comunicativa aggressiva denota una mancanza assoluta di stile e la dice lunga sulla crisi che sta attraversando il Governo'.

La scarsa sensibilità (per non dire altro) dimostrata in tale polemica dai sostenitori dell'allora primo ministro Berlusconi, viene fotografata in maniera egregia dalla chiusura dell'articolo di Minchele Serra dedicato al 'cronista' Enzo Biagi: 'L'ostracismo da lui patito negli ultimi anni non è stato dunque rivolto contro una posizione culturale o politica. E' stato rivolto contro il giornalismo, che lui personificava come pochi altri'.

In questo 2007, oltre alla pubblicazione in allegato al 'Corriere della Sera' di undici suoi volumi su 'l'Italia del Novecento', i 'Libri oro' del gruppo Rcs hanno trovato spazio per un pamphlet dal titolo 'Quello che non si doveva dire' nel quale, sollecitato da Loris Mazzetti, uno dei più grandi giornalisti italiani del XXmo secolo racconta il perché di cinque anni di epurazione, e offre ai suoi lettori tutto quel materiale con il quale avrebbe realizzato le puntate de 'Il fatto' non andate in onda. Nell'epilogo, Biagi costruisce con leggerezza un viaggio nel suo passato, prendendo come riferimento 'alcune parole che nella mia vita hanno avuto un senso: coraggio, coerenza, umiltà, libertà, rispetto, giustizia, tolleranza, solidarietà'.

Parafrasando Giuseppe Ungaretti nell'ultimo degli aforismi a noi lasciato, pochi giorni fa dalla poltrona della camera di ospedale  Enzo Biagi ci rammentava che 'si sta come le foglie su un albero in autunno'.

Insegnamento valido per ciascuno, in ogni momento della nostra vita.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il