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EasyJet, a Malpensa atterraggio di emergenza e dettagli ulteriori

La dinamica dell’incidente, che per fortuna non ha avuto nessuna conseguenza se non quella del ricovero di alcuni piloti per l’intossicazione, ma nulla di grave, non è ancora del tutto chiara

EasyJet, a Malpensa atterraggio di emerg

Atterraggio di emergenza di un volo EasyJet a Malpensa. Ecco ulteriori dettagli su quello che è successo



Nuoi dettagli sulla dinamiche del volo Easyjet che ha avuto problemi nell'atterrare a Milano a Malpensa.
Il fatto che non ci fossero passeggeri a bordo perché si trattava di un volo tecnicamente definito ‘ferry’, cioè di un semplice trasferimento di equipaggio, può essere considerata certamente una buona notizia. Lo spavento, in un certo senso ha riguardato solo i membri dell’equipaggio del volo EasyJet costretti, secondo le prime ricostruzioni, a causa della presenza di fumo in cabina di comando, a chiedere e poi effettuare un atterraggio di emergenza a Malpensa, scalo da cui erano decollati pochi minuti prima.

La dinamica dell’incidente, che per fortuna non ha avuto nessuna conseguenza se non quella del ricovero di alcuni piloti per l’intossicazione, ma nulla di grave, non è ancora molto chiara. Soprattutto perché la compagnia low cost inglese ha voluto far sapere che non c’è stato fumo in cabina, ma solo la presenza di un odore sgradevole che ha costretto l’equipaggio ad optare per il protocollo di emergenza. Vediamo gli ulteriori dettagli di una storia che poteva avere conseguenze molto, molto più gravi e per fortuna si è risolta nel migliore dei modi anche se l’intero equipaggio è stato ricoverato per intossicazione.

EasyJet atterraggio di emergenza a Malpensa

Tanta paura dunque, ma per fortuna l’equipaggio del volo ferry’ di EasyJet decollato da Malpensa alla volta di Malaga e prontamente riatterrato con procedura di emergenza nello scalo milanese, se l’è cavata con un’intossicazione e niente più. Ancora da chiarire le cause che hanno obbligato l’equipaggio del volo EasyJet a tentare l’atterraggio di emergenza a Malpensa pochi minuti dopo il decollo dallo stesso aeroporto. Le prime ricostruzioni hanno confermato che a bordo non c’erano passeggeri ma solo l’equipaggio e che la cabina di pilotaggio è stata invasa dal fumo.

Il comandante allora non ha potuto fare altro che chiamare la torre di controllo e chiedere che venissero applicate le procedure d’urgenza per poter provare un atterraggio di emergenza per fortuna riuscito. Appena l’aereo ha toccato terra ad attenderlo c’erano le squadre dei vigili del fuoco pronti ad intervenire in caso di incendio. Poi i sei membri dell'equipaggio sono stati accompagnati nell'infermeria del Terminal 2 dove sono stati ricoverati per intossicazione anche se per fortuna le loro condizioni non destano preoccupazioni. Ricostruzione parzialmente smentita dalla compagna low cost inglese che in una nota ha parlato della presenza di uno sgradevole odore in cabina ma senza presenza di fumo.

Voli low cost sotto la bufera

L’episodio di Malpensa ha riportato sotto la lente di ingrandimento le condizioni in cui sono costretti a lavorare i piloti e in generale il personale di volo. Aspetti che di tanto in tanto rimbalzano sui media nazionali ed internazionali per poi tornare sotto la sabbia. Che le condizioni in cui sono costretti a lavorare i piloti siano davvero molto stressanti è ormai risaputo. Lo stereotipo del pilota come un lavoratore privilegiato deve cedere il passo, nella stragrande maggioranza dei casi, alla verità che sta mettendo i voli low cost sotto la bufera. I piloti hanno paura di parlarne e quando decidono di farlo ci tengono a tenere segreta la propria identità, tranne due piloti-sindacalisti che hanno descritto per filo e per segno, in un servizio mandato in onda dalla trasmissione “Le Iene”, ma solo per quello che concerne Ryanair.

Emerge un quadro davvero desolante con condizioni davvero estreme dei piloti che vengono assunti con partita iva dall'Irlanda, quindi con evasione fiscale, ma anche senza poter contare su Tfr, vacanze e malattie. Questo significa che se non si lavora non si prendono soldi. E quest’aspetto è molto pericoloso perché i piloti sono costretti a lavorare anche quando non sono in perette condizioni di salute. Ryanair ha risposto con un video negando tutto.

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di Luigi Mannini pubblicato il