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Offerte di Lavoro: stage, prove, rimborsi spesi e provvigioni. Indagine desolante di Repubblica

Viaggio nella fumosa e dispersiva situazione del mondo lavorativo odierno, tra contratti a progetto e promesse di guadagni quasi sempre illusorie. L'inchiesta de La Repubblica



Dalla prima puntata di una inchiesta a cura di Federica Angeli pubblicata su Repubblica emerge il quadro demotivante di una situazione lavorativa odierna sempre più frammentaria e incerta. La giornalista ha risposto a numerosi annunci presenti sulle pagine di "Porta Portese" incappando dentro la miriade di proposte-beffa che fanno riferimento alle numerose aziende sorte in poco tempo nelle varie città del nostro Paese. L'iter è sempre lo stesso: il più delle volte il colloquio, più che valutare le effettive competenze di una persona, sembra una prova generale sul grado di sopportazione ad una situazione tutt'altro che chiara che l'aspirante lavoratore dovrà fronteggiare. "La nostra è un'azienda finanziariamente solide e stabile, gestita da due finanziarie tra le più importanti in America con più di 2 miliardi di 4 annuali di fatturato". Quando poi si chiedono delucidazioni sul tipo di lavoro svolto e sullo stipendio che si andrà a percepire le risposte hanno spesso un tenore demotivante: "Non ci dimentichiamo che lei è al primo appuntamento e ora capire non ci interessa". L'importante è, così almeno sembra, testare il modo in cui i futuri impiegati si relazionano con il pubblico e quanto il candidato tenga alla propria auto affermazione. Il trionfo del modello americano del self made man. Tutto questo però a fronte di una situazione lavorativa non chiara e ad una paga spesso miserabile, offerta da famigerate aziende "leader nel settore".

Il fisso si aggira di solito attorno ai 300 euro ma, ci rassicurano, con le provvigioni ed i premi si può arrivare fino ai 1500 euro mensili. Il più delle volte si tratta di vendita di prodotti porta a porta con orari ed incassi ben distanti dalle situazioni idilliache prospettate durante i colloqui. Proprio come avviene per la stragrande maggioranza dei call center, che si basano su un sistema di lavoro simile che di fatto ha spesso una durata media di 3-4 mesi al massimo per i dipendenti, più o meno il tempo medio che occorre a chi lavora per intuire quanto il gioco valga la candela. Ma il vero punto di forza di questo sistema sono gli Stage, perché l'azienda dichiara di investire in modo concreto nelle persone e manifesta un interesse relativo ad un futuro inserimento dei candidati. Nulla di sbagliato, ma il rischio è sempre il solito: quello di passare di prova in prova avendo garantito un fisso (quando va bene) che in questi casi rientra nel glorioso "rimborso spese", incentivo che dovrebbe invogliare l'apprendista a svolgere il lavoro nel migliore dei modi.

In tutto questo è fondamentale una frammentazione delle competenze, che sempre più spesso si sta accentrando nelle grandi aziende: ogni dipendente diventa così un piccolo ingranaggio di una grande catena facilmente rimpiazzabile in quanto non fondamentale. Tutto questo sembra la realizzazione di quella "struttura piramidale" di quei marchi d'importazione tarati sul modello americano che qui in Italia si sono affermati verso la metà degli anni ottanta. La terminologia oggi centra appieno lo stato delle cose, prospettando scenari tutt'altro che stabili: mobilità, flessibilità, precariato. La cosa più inverosimile è come la politica, attraverso i soliti personaggi che da anni si avvicendano sulle stesse poltrone, sia complice di questa situazione e di come sia riuscita in un intento assai difficile: ridurre aspettative e prospettive per il futuro dei cittadini e dei futuri lavoratori ad un minimo sindacale mal digeribile, farli aspirare ai famigerati 850 euro mensili fissi nel mare incerto dei contratti a progetto. O di averli completamente assuefatti all'incubo di arrivare a fine mese con altrettante incerte provvigioni.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il