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Ape Volontaria, Aumento Pensioni, Aspettative Vita rischio gravi errori in decreto e manovra

Possibili nuovi rischi di errori su novità per le pensioni in prossimo decreto per ape volontaria e manovra: cosa aspettarsi

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Si va incontro a nuovi eventuali rischi in relazione alle novità per le pensioni che potrebbero comparire tanto nel prossimo decreto attuativo di settembre relativo alla novità per le pensioni con l’ape volontaria quanto nella prossima manovra finanziaria, la cui presentazione è attesa per la metà del mese di ottobre con approvazione definitiva in programma, come di consueto, per la fine dell’anno. Ma quali sono le prospettive che si prefigurano, dunque, per novità per le pensioni con ape volontaria, aumento delle pensioni inferiori e richiesta di revisione delle aspettative di vita?

Rischio gravi errori in decreto e manovra

Stando a quanto riportano le ultime notizie, all’indomani di indiscrezioni e dichiarazioni inerenti le intenzioni dell’esecutivo di provvedimenti da attuare con la prossima manovra finanziaria, anche e soprattutto in riferimento alla disponibilità di risorse economiche da poter utilizzare, è possibile che si andrà incontro a possibili nuovi gravi errori che potrebbero comparire sia nel decreto attuativo sull’ape volontaria atteso per settembre sia nella stessa prossima manovra. Rischiano, infatti, di comparire gli stessi errori di sempre sulle novità per le pensioni, che ancora una volta verrebbero compiuti per la mera ricerca del consenso.

Se, infatti, nelle scorse ore sembrava esserci ottimismo sull’attuazione di novità per le pensioni, ora invece le ultime notizie sono piuttosto negative e si riferiscono soprattutto all’ape volontaria che, secondo le principali notizie, potrebbe avere un tasso più alto. L’entità del tasso più alto, che secondo le ipotesi potrebbe salire dal 2,5% al 3,5%, insieme alle condizioni delle polizze assicurative, potrebbero portare il costo complessivo della rata di rimborso del prestito chiesto dal lavoratore per anticipare la propria uscita a superare la soglia del 4,5%, rendendo pertanto l’ape volontaria decisamente poco conveniente mentre, d’altro canto, si vuole di nuovo puntare ad aumentare le pensioni inferiori, misura che, come già spiegato diverse volte, non gioverebbe a nulla né aiuterebbe nessuno.

Altro rischio di confusione potrebbe arrivare anche sulle aspettative di vita che se dovessero essere congelate solo per alcuni, come paventato in queste ultime settimane, e cioè solo per determinate categorie di lavoratori come usuranti e precoci, si rischiano ancora discriminazione e privilegi. Tutti questi nuovi rischi che potrebbero trasformasi in realtà nel decreto attuativo di settembre per l’ape volontaria e con la prossima manovra finanziaria chiaramente stanno facendo venire meno tutte le attese positive di coloro che quest’anno davvero attendevano la realizzazione di concrete e importanti novità per le pensioni. Invece, dopo aver ancora una volta rimandato le profonde novità per le pensioni di quota 100 e di quota 41 per tutti senza alcun onere, ancora considerate troppo costose, sembrano allontanarsi anche le ipotesi di attuazione di minime novità per le pensioni.

Ape volontaria: convenienza e rischi per definizione dei tassi ufficiali

Chi deciderà di andare in pensione con l’ape volontaria, stando a quanto deciso, dovrà chiedere alle banche un prestito che verrà erogato dall’Inps e che dovrà essere restituito alle stesse banche con un piano di rimborso 20ennale. Si è sempre detto che la convenienza di uscire prima con l’ape volontaria sarebbe stata determinata dall’entità del tasso di interesse che si sarebbe dovuto calcolare sulla rata di restituzione del prestito alle banche, cui aggiungere le condizioni delle polizze assicurative obbligatorie da stipulare in caso di premorienza del richiedente il prestito. Stando a quanto si diceva fino a qualche tempo, il tasso avrebbe dovuto essere fisso e di circa il 2%, 2,75% al massimo con un costo costo complessivo della rata di rimborso compreso, come ipotizzato, tra il 4,5% e il 4,7%. Si parlava, però, anche della possibilità che il costo salisse al 5-5,5%. In quest’ultimo caso, però, come facilmente immaginabile, andare in pensione prima con l’ape volontaria non avrebbe alcuna conveniente.

Secondo alcuni calcoli effettuati, infatti, prendendo il caso di un lavoratore con una pensione di 1.250 euro netti e un prestito di 15mila euro per andare in pensione prima di un anno rispetto a 66 anni e sette mesi, con penalizzazione al 4,5%, la somma da restituire stimata sarà di 14.627,6 euro, somma inferiore ai 15.000 euro di anticipo percepiti per uscire prima. E si tratta di un chiaro caso in cui andare in pensione anticipata con l’ape volontaria sia davvero conveniente per il lavoratore che non vuole aspettare la soglia anagrafica dei 66 anni e sette mesi per il meritato riposo.

Ma se il costo del rimborso dovesse essere complessivamente del 4,7%, la convenienza dell’ape volontaria inizierebbe già a venir meno. Se, per esempio, considerassimo il caso di un lavoratore dirigente di un’azienda privata con una pensione netta di 1.600 euro al mese a 66 anni e sette mesi, pronto a chiedere l’ape volontaria per andare in pensione prima fino a tre anni, questo percepirebbe un prestito di 68.800 euro, con il calcolo di una detrazione mensile di 269,44 euro per 20 anni. In tal caso dovrebbe restituire alla banca sarebbe la somma complessiva di 75.443,2 euro, molto più dei 68.800 euro percepiti in anticipo e in questo caso risulta abbastanza chiaro come andare in pensione prima con l’ape volontaria non sia affatto conveniente. Meglio sarebbe per il lavoratore rimanere in servizio per qualche altro anno ma godere alla fine di quanto di diritto meriterà dopo una vita intera di impegni e sacrifici.

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di Marianna Quatraro pubblicato il