BusinessOnline - Il portale per i decision maker

Pensioni Ape Volontaria e Rita modificata novità per uscire prima accanto ampliamenti Quota 41 e Ape Social

Ultime novità per le pensioni per uscire prima tra ape volontaria e Rita: cosa prevedono, per chi valgono e come funzionano

Pensioni Ape Volontaria e Rita modificat

pensioni novità ape volontaria rita uscire prima



Una versione modificata della Rita è pronta o quasi e ulteriori revisioni si attendono sempre per la stessa per cercre di uscire anche fino a 5 anni prima. Senza dimenticare gli ampliamenti che si stannoc ercando di portare per le altre novità per le pensioni ovvero Ape Social e Quota 41 pur non senza problemi.

Via libera ufficiale al decreto attuativo per l’ape volontaria e al provvedimento che prevede il debutto della nuova Rita, rendita integrativa temporanea anticipata, nuovi sistemi ufficiali che permetteranno a chi lo volesse e soddisfacesse i requisiti richiesti di uscire prima e che vanno ad affiancarsi alle novità per le pensioni di ape social e collegata quota 41, il cui decreto attuativo è stato reso noto già qualche mese fa, rendendone ufficiali condizioni e regole di accesso.

Ape social e quota 41 per uscire prima

Il decreto per l’ape social è stato il primo dei tre decreti attuativi delle ultime novità per le pensioni presentato per l’ape social, appunto, approvata dal precedente esecutivo per permettere di andare in pensione anticipata a tutti i nati fra il 1951 e il 1953, anticipando la pensione finale fino a tre anni, purchè appartenenti alle categorie di persone cosiddette svantaggiate come:

  1. disoccupati che abbiano almeno 30 anni di contributi, a condizione di aver esaurito da almeno tre mesi tutti i sussidi di disoccupazione;
  2. gli invalidi che abbiano maturato almeno 30 anni di contributi e abbiano una percentuale di invalidità dal 74% in su, e vale anche per parenti che assistono da almeno sei mesi parenti invalidi di primo grado, come figli o genitori, o coniuge convivente;
  3. lavoratori usuranti che abbiano maturato 36 anni di contributi e svolgano una delle attività inquadrate come faticose.

La lista di comprende:

  1. spazzini;
  2. facchini;
  3. lavoratori edili;
  4. infermiere ed ostetriche;
  5. lavoratori impiegati nel settore edile;
  6. maestre d’asilo nido ed educatori di asilo;
  7. addetti all'assistenza personale di persone non autosufficienti;
  8. macchinisti e personale viaggiante ferroviario;
  9. autisti di mezzi pesanti e camion;
  10. lavoratori addetti alla lavorazione dell’amianto;
  11. conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  12. conciatori di pelli e di pellicce.

Ape volontaria: i requisiti ufficiali

Dopo mesi di attesa è stato finalmente firmato dal premier Gentiloni il decreto attuativo per l’ape volontaria, sistema di uscita prima, approvato dal precedente esecutivo insieme all’ape social e quota 41 ad essa collegata, per cui, in realtà, restano ancora diverse risposte precise da dare. Possono presentare domanda per la pensione anticipata con l’ape volontaria coloro che:

  1. hanno raggiunto 63 anni di età al primo maggio 2017;
  2. hanno maturato almeno 20 anni di contributi;
  3. hanno una pensione non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo Inps, e vale a dire di circa 702,65 euro al mese.

Per chiedere l’ape volontaria domanda dovrà essere presentata all’Inps e nel caso di esito positivo, considerando che la domanda potrebbe anche essere rifiutata, riceverà dalle banche, sempre tramite Inps, un prestito per l’anticipo pensionistico che dovrà essere restituito in 20 anni. Il calcolo della rata di rimborso dovrà considerare i tassi di interesse e le condizioni della polizza assicurativa che ogni richiedente dovrà stipulare obbligatoriamente per coprire eventuali costi rimanenti in caso di premorienza. Restano, però, ancora da capire tassi e penalizzazioni che saranno applicate sul trattamento pensionistico finale. Le ipotesi parlano di un costo totale di rimborso della rata che potrebbe oscillare dal 2% fino al 5-5,5% con l’obiettivo di arrivare ad un taeg del 3,2%. Sarà importante capire tali percentuali per verificare quanto sarà effettivamente conveniente andare in pensione prima con l’ape volontaria.

Lo stesso decreto ha inoltre sottolineato che il calcolo della rata di rimborso del prestito uscire prima l’ape volontaria dovrà tener conto anche di altri eventuali piani di rimborso in corso per il richiedente il prestito per l’ape volontaria, come piani di rimborso di finanziamenti e di mutui, considerando che il costo complessivo della rata non potrà essere superiore al 30% dell'importo mensile del trattamento pensionistico finale. Con il decreto attuativo per l’ape volontaria erano attesi miglioramenti per determinate categorie di persone, come disoccupati, precoci e usuranti che non avessero i requisiti per l’acceso all’ape social ma nulla è arrivato in tal senso anche se, stando alle ultime notizie, qualche ulteriore cambiamento potrebbe arrivare con la prossima manovra finanziaria che dovrebbe giò prevede modifiche per l’ape social.

Rita: i requisiti ufficiali

Molto impostata sul modello ape volontaria, la nuova Rita, rendita integrativa temporanea anticipata, ulteriore sistema per uscire prima che andrà ad affiancare ape volontaria e ape social. Si tratta, anche in questo caso, di una novità per le pensioni sperimentale, valida, per il momento, stando alle ultime notizie, fino al 31 dicembre 2018. Il funzionamento della Rita sarebbe particolarmente simile a quello dell'ape ma valida solo per gli iscritti alle forme di previdenza integrativa.  

Possono richiedere la pensione anticipata con la Rita coloro che:

  1. hanno aderito alla previdenza integrativa;
  2. hanno raggiunto i 63 anni di età;
  3. hanno maturato almeno 20 anni di contributi.

La Rita permette di richiedere un trattamento temporaneo da percepire fino al raggiungimento della norma pensione, che oggi si raggiunge al’età di 66 anni e 7 mesi, in base ai versamenti effettuati dallo stesso lavoratore alla previdenza complementare. Se, però, la richiesta di ape volontaria prevede penalizzazioni sulla pensione finale, la richiesta della Rita non prevede alcuna penalizzazione sulla pensione finale, perchè la sua erogazione non avviene mediante prestiti bancari, ma chiedendo parte contributi integrativi effettuati dallo stesso lavoratore nel corso della sua vita lavorativa. Le ultime notizie confermano che Rita sarebbe soggetta ad una ritenuta a titolo d’imposta con un’aliquota pari al 15%, che diminuisce dello 0,30% per ogni anno di iscrizione al fondo di previdenza complementare che supera il 15esimo anno. La riduzione può arrivare al massimo 6%.

E’, però, possibile che per incentivare l’adesione alla Rita tramite detassazione, secondo le ultime notizie, l’esecutivo starebbe vagliando l’opportunità di cancellare ogni forma di tassazione al momento prevista, cosa che potrebbe tranquillamente essere approvata se fossero realmente trovare le risorse economiche necessarie per coprire la stessa misura.

Ti è piaciuto questo articolo?










Commenta la notizia
di Marianna Quatraro pubblicato il