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Ape Volontaria: potrebbe convenire in determinate condizioni, ma tutti sono contro il prestito

Andare in pensione volontaria con ape volontaria e prestito: polemiche e convenienza del sistema. Ipotesi e prospettive

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Il prestito per andare in pensione non piace, come termine e come idea, ma se si fanno bene i calcoli in diversi casi potrebbe convenire. Tutto dipende dai tassi di interesse e dai costi della polizza che formano gli oneri complessi che chi vuole aderire all'Ape Volontaria deve conteggiare per vedere se gli conviene o meno. E una serie di esmepi e simulazioni le abbiamo fatte noi stessi prendendo in considerazione i tassi di interesse e i costi in percentuale sul prestito delle polizze vita che non ci sono ancora nemnmeno nel decreto attuativo uscito da poco, ma che sono tra le cifre che le indiscrezioni ritengono più plausibili

Il governo ha confermato per il mese di settembre l'arrivo del decreto attuativo relativo all'ape volontaria, novità per le pensioni approvata dal precedente esecutivo e che avrebbe dovuto in realtà entrare in vigore lo scorso mese di maggio e infatti, stando a quanto riportano le ultime notizie, la possibilità di uscita prima con anticipo pensionistico sarà retroattiva al primo maggio. La platea potenziale per l’Ape volontaria secondo le stime del governo sarà di 300.000 persone nel 2017 e di 115.000 nel 2018. L'ape volontaria prevede la possibilità di pensione anticipata con un prestito bancario, erogato appunto dalle banche tramite l’Inps e da restituire in rate ventennali a partire dal momento in cui si maturano i requisiti di pensione attualmente richiesti.

Dopo 20 anni dal pensionamento, terminata restituzione, il valore della pensione torna al livello normale. Il prestito è, dunque, finanziato dalle banche e coperto da una polizza assicurativa, che ogni lavoratore che decidesse di andare in pensione anticipata dovrà stipulare a garanzia dei costi del debito rimanente in caso di premorienza. Proprio la formula di uscita prima a fronte di un prestito da restituire dalle banche è stato l’elemento che ha scatenato particolari polemiche sin dalla presentazione della novità per le pensioni con ape volontaria.

Ape volontaria e prestito: come funziona

Chi richiederà di uscire prima con l’Ape volontaria, se chiaramente la domanda sarà accettata, riceverà dalla banche, tramite Inps, un prestito che dovrà restituire in 20 anni con calcolo di relativi interessi, accettando dunque decurtazioni sul trattamento pensionistico finale. Non si sa ancora di quale entità sarà il tasso di interesse che sarà applicato al prestito: le ultime notizie parlano di un tasso che dovrebbe essere fisso. Il tasso, pur se fisso, potrà essere modificato periodicamente in base all’andamento dei tassi ufficiali. In base alle decisioni di uscita prima, è il lavoratore a scegliere quale percentuale di anticipo chiedere e, secondo le ultime notizie, le percentuali potranno arrivare al 90% della pensione netta chiedendo un anticipo fino a un anno, all’85% per un anticipo da uno a due anni, all’80% per un anticipo dai due ai tre anni, al 75% per periodo oltre i tre anni.

Ape volontaria: prestito conviene o meno. Le condizioni

Chi vorrà usufruire dell’anticipo pensionistico per l’ape volontaria pagherà una rata sulla pensione netta futura da un minimo del 2% fino al 5-% circa medio annuo e l’obiettivo sarebbe arrivare a un Taeg pari al 3,2%. Il tasso di interesse da calcolare sulla rata di rimborso per la restituzione del prestito percepito per uscire prima determinerà la convenienza, o meno, dell’ape volontaria. Il prestito se particolarmente elevato non renderà l’uscita prima con l’ape volontaria particolarmente conveniente, ma se a determinate condizioni uscire prima con l’ape volontaria potrebbe risultare abbastanza conveniente. Se il costo complessivo della rata di rimborso dovesse essere compreso, come ipotizzato, tra il 4,5% e il 4,7%, in base a percentuali definitive e pensione percepita potrebbe essere vantaggioso andare in pensione prima con l’ape volontaria. Secondo alcuni calcoli effettuati, prendendo il caso di un lavoratore con una pensione di 1.250 euro netti e un prestito di 15mila euro per andare in pensione prima di un anno rispetto a 66 anni e sette mesi, con penalizzazione al 4,5%, la somma da restituire stimata sarà di 14.627,6 euro, somma inferiore ai 15.000 euro di anticipo percepiti per uscire prima.

In questo caso è chiaro come andare in pensione anticipata con l’ape volontaria possa risultare conveniente per il lavoratore che non vuole aspettare la soglia anagrafica dei 66 anni e sette mesi per il meritato riposo. Se il costo del rimborso dovesse essere complessivamente del 4,7%, la convenienza dell’ape volontaria inizierebbe già a venir meno. Prendendo il caso di un lavoratore dirigente di un’azienda privata con una pensione netta di 1.600 euro al mese a 66 anni e sette mesi, se chiedesse l’ape volontaria per andare in pensione prima fino a tre anni percepirebbe un prestito di 68.800 euro, con il calcolo di una detrazione mensile di 269,44 euro per 20 anni.

In tal caso il rimborso alla banca sarebbe complessivamente di 75.443,2 euro, ben più, dunque, dei 68.800 euro e in questo caso risulta abbastanza chiaro come le condizioni vantaggiose dell’ape volontaria per andare in pensione prima siano decisamente venute meno. I casi riportati mostrano come, nonostante polemiche e forti critiche nei confronti del sistema di prestito dalle banche soprattutto da parte di coloro che hanno sempre parlato di novità per le pensioni che più che favorire effettivamente i lavoratori desiderosi finalmente di andare in pensione tendono a favorire soprattutto gli istituti di credito, la formula di pensione anticipata con il prestito, a determinate condizioni, potrebbe essere anche molto conveniente.

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di Marianna Quatraro pubblicato il