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Pensioni: decisione su rivalutazione pensioni Corte Costituzionale martedì 24 Ottobre. Conseguenze pensioni anticipate in Manovra

Attesa per martedì la decisione della Corte Costituzionale sulla rivalutazione delle pensioni: possibili conseguenze per manovra

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Si va verso la decisione della Corte Costituzionale sulla mancata rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps nel biennio 2012-2013. Stando a quanto riportano le ultime notizie, la Consulta dovrebbe decidere martedì 24 ottobre e c'è particolare attesa per questa decisione che potrebbe avere un forte impatto sulla definizione delle misure definitive della nuova manovra finanziaria.

Rivalutazione delle pensioni, decisione della Corte Costituzionale e conseguenze in nuova Manovra

Se, infatti, la Corte Costituzionale dovesse sbloccare la rivalutazione dei trattamenti pensionistici le conseguenze per la prossima manovra potrebbero essere negative perchè ci sarebbero meno soldi di quelli previsti, già fin troppo esigui per l’attuazione di tutti gli interventi che si vorrebbero mettere in atto, e tramonterebbero tutte le speranze di attuazione di ulteriori novità per le pensioni, proprio perché il budget si ridurrebbe ancora rispetto ad ora che già scarseggia tanto da aver già messo in fortissimo forse l’approvazione di novità per le pensioni anche minime.

Rivalutazione delle pensioni: chi attende la decisione

L’attesa decisione sulla rivalutazione dei trattamenti pensionistici in essere sembra essere particolarmente attesa, come confermano le ultime notizie, da tutti i pensionati che nel 2011 e nel 2012 percepivano trattamenti superiori tre volte il trattamento minimo Inps, circa 1.450 euro lordi, e per cui la rivalutazione è stata bloccata dall’entrata in vigore delle attuali norme pensionistiche. Tuttavia, la stessa Consulta, già nel 2015, aveva dichiarato il provvedimento di blocco della rivalutazione incostituzionale, invitando l’esecutivo a ridare ai pensionati quanto gli era stato sottratto.

Ma il precedente esecutivo non ha assolto all’obbligo imposto dalla Corte Costituzionale definendo una rivalutazione delle pensioni a coloro che non ne avevano beneficiato, rivalutando le penisoni solo in maniera parziale e definendo per il biennio 2012-2013 rivalutazioni del:

  1. 40% per i trattamenti tra 3 e 4 volte il minimo;
  2. del 20% per i trattamenti tra 4 e 5 volte il minimo;
  3. del 10% per i trattamenti tra 5 e 6 volte il minimo.

Rivalutazione delle pensioni: come funziona

Ma cosa si intebnde per rivalutazione delle pensioni? Rivalutare l’importo della pensione legato all'inflazione significa adeguare il trattamento pensionistico all'aumento del costo della vita sulla base dei dati Istat aggiornati. L'adeguamento vale per tutti i trattamenti pensionistici erogati dalla previdenza pubblica e quindi sia sulle pensioni dirette, come pensione di vecchiaia o pensione anticipata, sia su quelle indirette, come pensione ai superstiti. La rivalutazione delle pensioni avviene all’inizio di ogni anno sulla base dell'inflazione dell'anno uscente e in via definitiva rispetto a quella dell'anno prima sulla base dei valori riportati dal Ministero dell'Economia in apposito decreto che lo stesso Ministero adotta alla fine dell'anno.

Dal prossimo gennaio 2018, l’assegno per i pensionati grazie alla rivalutazione automatica dovrebbe portare, in generale, ad aumenti degli importi dell’1,2%. Stando alle ultime notizie, però, l’aumento non sarà per tutti: non riguarderà, infatti, chi percepisce 3.012 euro lordi, cioè 2.100 nette al mese. E l’Inps, nell’attesa di conoscere l’indice definitivo dell’inflazione per l’anno 2017, sta già predisponendo i pagamenti per l’inizio del 2018.
 

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di Marianna Quatraro pubblicato il