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Pensioni ultime notizie: anche l'UE ora chiede l'assegno universale

Perché la Comunità è favorevole alle novità per le pensioni e concede proprio adesso maggiori aperture rispetto al rigido rispetto degli equilibri? Cosa chiede in cambio?

Pensioni ultime notizie: anche l'UE

Pensioni ultime notizie e novità affermazioni



L'assegno universale è una recente introduzione in moltissimi paesi dell'Unione Europea, tuttavia l'Italia è tra gli ultimi Stati a non averlo ancora introdotto e pertanto l'Europa comincia a chiedere interventi in tal senso. (aggiornamento 11:20)

Dopo anni di austerity anche l'Unione Europea ora ci chiede interventi sulle pensioni, soprattutto tramite l'assegno universale, strumento che in Italia stenta a decollare, ma che è stato implementato in quasi tutti gli stati dell'unione. (aggiornamento 10:47)

Non tutto avviene per caso, soprattutto quando di mezzo ci sono quelle istituzioni rigide nella loro impostazione. E così le maggiori aperture delle Comunità vanno lette anche in altro modo ovvero il tentativo di armonizzare le disposizioni sulle novità per le pensioni con l'introduzione dell'assegno universale tutti, ma anche per evitare il rischio emorragia di altri Paesi. Senza considerare nelle ultime notizie pensioni l'indispensabilità di una maggiore fedeltà tra i membri fondatori.

Le ultime posizioni di Valdis Dombrovski

Se c'è un pericolo che la Comunità vuole evitare a tutti i costi è quello dell'emorragia di altri Paesi. Il rischio di disaffezione è molto alto sia da parte degli stessi cittadini e sia degli esecutivi nazionali. Diventa allora indispensabile allentare i rigidi vincoli che regolano i rapporti ma allo stesso tempo non allargare troppo le maglie per far venire meno il senso della sua esistenza. E come fa notare Valdis Dombrovskis, esponente di punta di Palazzo Berlaymont, favorire le novità, richiamando sempre il criterio della spesa, regola che prescrive una crescita delle uscite non superiore a quella del prodotto potenziale, può essere una buona carta da giocare sul suolo nazionale.

La Comunità riconosce che nella valutazione degli effetti della crisi sui vari Paesi si potrà tenere conto anche di elementi qualitativi ma chiede anche la piena introduzione di tutti quei cambiamenti strutturali che coinvolgono anche le novità per le pensioni, indicate nelle raccomandazioni specifiche rivolte al nostro Paese. Da tempo viene sostenuta l'inadeguatezza dell'impianto, non in grado di bilanciare le novità per le pensioni di cui c'è un gran bisogno e quelle disposizioni per favorire il rilancio delle attività.

Le recenti posizioni di Klaus-Heiner Lehne: pensioni ultime notizie

Tra i motivi di segno positivo per cui la Comunità appoggia il nostro Paese sulle ultime notizie per le pensioni c'è la volontà di introdurre l'assegno universale. Si tratta di uno strumento che ha trovato spazio ovunque tranne in due sole realtà. L'obietto è di compiere un ulteriore passo verso l'armonizzazione delle disposizioni, anche e soprattutto quando di mezzo ci sono le pensioni o comunque orme a essere strettamente collegate. Ecco allora che nonostante sia incarico di sorvegliare la regolarità dell'operato, la principale critica mossa da Klaus-Heiner Lehne alla guida della magistratura contabile comunitaria, è l'assenza di quella novità per le pensioni che ovunque ha trovato spazio, tranne all'interno dei confini nazionali.

L'assegno universale, appunto. E non può che suscitare un certo stupore la reazione che si registra da sempre dalle nostre parti. Perché la convergenza delle differenti forze è massima, almeno sulla carta a livello di intenzioni. Ma poi non viene puntualmente corroborata dai fatti. Ma in fin dei conti è proprio questa la storia delle ultime notizie per le pensioni nel nostro Paese.

Le ultime affermazioni di Jean-Claude Juncker

C'è un'altra ragione ben precisa alla base delle aperture di Jean-Claude Juncker, a capo dell'esecutivo comunitario. Non solo sulle novità per le pensioni con particolare riferimento all'assegno universale. Ma perfino rispetto alla alla richiesta di ridurre allo 0,3 pero cento del Prodotto intero lordo la correzione da attuare e l'ipotesi di finanziare la riduzione delle imposte con l'aumento del deficit. In cambio pretende maggiore fedeltà al progetto della Comunità. Sono stati troppi i colpi subiti e allo stesso tempo continua a spirare troppo forte il vento della protesta populista e demagogica da rivelarsi indispensabile l'appoggio di uno dei Paesi fondatori.

Ma su un punto l'esecutivo comunitario di Juncker non vuole transigere per non rischiare che l'intera impalcatura crolli per le troppe concessioni: la crescita delle uscite dello Stato non deve oltrepassare quella del prodotto potenziale. In caso di fallimento sarebbe difficile e costoso tornare indietro. Si tratta della condizione di base, mai troppo sfruttata dal nostro Paese anche nell'ottica di mettere mani sulle novità per le pensioni e su tutte quelle disposizioni che hanno bisogno di una spinta sovranazionale.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il