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Andare in pensione prima con Ape, Rita, Part Time: come fare con ultime novità per le pensioni e quanto si perde

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Da quest’anno è possibile andare in pensione prima con le ultime novità per le pensioni di ape social e ape volontaria, o continuando a richiedere il part time, già in vigore dallo scorso anno, o anticipare la propria pensione con la cosiddetta Rita, cioè richiedendo una rendita integrativa temporanea anticipata. Si tratta di possibilità di prepensionamento che, ad eccezione dell’ape social e della Rita, prevedono penalizzazioni sul calcolo della pensione finale. A fronte,cioè, della pensione anticipata, in base a determinati criteri e parametri, si percepirà meno nell’assegno mensile. Vediamo di cosa si tratta.

Ape social e Ape volontaria

Le novità per le pensioni in vigore quest’anno, ma ancora in attesa dei decreti attuativi che ne sanciranno la definitiva ufficialità sia delle regole di funzionamento sia dei tempi di entrata in vigore, sono rappresentate da ape volontaria e ape social. L’ape volontaria permetterà di andare pensione fino a tre anni prima rispetto ai 66 anni e tre mesi oggi richiesti, quindi a 63 anni, con 20 anni di contributi, e un piano di rimborso 20ennale della mini pensione percepita in anticipo che dovrà essere restituita agli istituti di credito, che la erogheranno attraverso l’Istituto di Previdenza. Sulla rata di rimborso dovranno essere calcolati i tassi di interesse. Si attendono, poi, le condizioni della polizza assicurativa che dovrà essere stipulata in caso di premorienza. I costi dell’Ape volontaria si azzerano per l’ape social, che prevede per l’uscita anticipata, lo stesso requisito anagrafico di quella volontaria, cioè 63 anni di età ma requisiti contributivi differenti a seconda della categorie di persone coinvolte. L’ape social, infatti, si rivolge a:

  1. coloro che sono rimasti senza occupazione, che abbiano raggiunto 63 anni di età, 30 anni di contributi e abbiano esaurito da almeno tre mesi tutti i sussidi di disoccupazione;
  2. disabili e malati gravi, che abbiano raggiunto 63 anni di età, 30 anni di contributi e abbiano una percentuale di invalidità dal 74% in su;
  3. impiegati in occupazioni faticose, che abbiano raggiunto 63 anni di età, 36 anni di contributi, di cui almeno 6 continuativi, e rientrino in specifiche categorie di attività.

Le attività faticose che, infatti, permettono di richiedere l’ape sociale sono:

  1. infermieri, ostetriche;
  2. maestre d’asilo nido ed educatori di asilo;
  3. personale addetto all'assistenza di persone non autosufficienti;
  4. facchini e spazzini;
  5. conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  6. conciatori di pelli e di pellicce;
  7. lavoratori edili;
  8. lavoratori addetti all’estrazione e alla lavorazione dell’amianto;
  9. autisti di mezzi pesanti e camion;
  10. macchinisti e personale viaggiante ferroviario.

Rita: cosa prevede, come funziona e per chi vale

Il funzionamento della Rita, rendita integrativa temporanea anticipata, è molto simile all’Ape: il lavoratore che ha aderito alla previdenza integrativa, arrivato a 63 anni, può richiedere un trattamento temporaneo, che si può percepire fino alla maturazione dei normali requisiti pensionistici fissati 66 anni e 7 mesi, in base ai versamenti effettuati dallo stesso lavoratore alla previdenza complementare. L’adesione alla Rita non prevede alcuna penalità sull’assegno di pensione perché la sua erogazioni non avviene mediante prestiti bancari, ma semplicemente richiedendo parte dei versamenti di contribuzione integrativa effettuati dallo stesso lavoratore o dall’azienda. Possono richiedere la Rita i dipendenti pubblici e quelli del settore privato, se il richiedente cessa l’attività lavorativa. La Rita è soggetta ad una ritenuta a titolo d’imposta con un’aliquota pari al 15%, che a sua volta si riduce dello 0,30% per ogni anno di iscrizione al fondo di previdenza complementare che supera il 15esimo. La riduzione può arrivare al massimo 6%.

Part time: cosa prevede, come funziona e per chi vale

Si può anticipare il momento della pensione quest’anno ancora con il part time, che prevede per i lavoratori del settore privato:
la possibilità di scegliere il passaggio dall’impiego full part a quello part time;

  1. una riduzione dell'orario di lavoro del 40, 60%;
  2. una riduzione dello stipendio mensile;
  3. regolare pagamento dei contributi previdenziali da parte dell’azienda;
  4. riconoscimento da parte dello Stato della contribuzione figurativa corrispondente alla prestazione non effettuata per tutto il periodo del part time.

I requisiti per richiedere il part time sono:

  1. aver maturato almeno 20 anni di contributi;
  2. avere 63 anni di età e sette mesi;
  3. inviare la richiesta all'Istituto di Previdenza direttamente in online o tramite patronati, o rivolgendosi agli sportelli dell'Istituto.

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di Marianna Quatraro pubblicato il