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Ericsson: esuberi, ulteriori 600. Richiesta di intervento, aiuto da sciopero. E licenziano molte altre aziende

Importanti multinazionali delle telecomunicazioni stanno attraversando un periodo di profonda crisi tra licenziamenti dei lavoratori e tagli alla ricerca e allo sviluppo.

Ericsson: esuberi, ulteriori 600. Richie

Ericsson: le ragioni della crisi



La lenta ma costante agonia della Ericsson, un tempo una delle aziende più forti nel campo delle telecomunicazone, non accenna a placarsi. E le vittime indifese sono sempre le stesse: i lavoratori che stanno subendo licenziamenti a raffica e la ricerca. Tanti i tagli anche in questo preziosissimo settore.

C'era una volta una grande azienda i cui cellulari riempivano le tasche degli italiani. Si tratta di Ericsson e il periodo d'oro, per quanto ormai alle spalle, non è poi così lontano. L'innovazione galoppa, la competizione è massima e non è così semplice tenere il passo per mantenersi in vetta. E così il nuovo piano di ristrutturazione aziendale mette adesso nel mirino altri 600 lavoratori italiani, che aggiunti ai 300 già annunciati porta a 900 i licenziamenti. Il progetto di alleggerimento della forza lavoro non va naturalmente giù alle organizzazioni sindacali che tutelano gli interessi dei dipendenti, oggi in piazza per protestare ma anche per chiedere l'aiuto del Ministero dello Sviluppo Economico.

Le trattative tra le parti sono alle battute iniziali e, a meno di colpi di scena, dovrebbe concludersi nel modo immaginato ovvero con quasi un migliaio di lavoratori costretti a trovare una nuova sistemazione con un periodo ponte di ammortizzatori per il reddito per attraversare il periodo di difficoltà. A differenza di altre situazioni di ristrutturazioni aziendali, non c'è un tavolo aperto al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ericsson: le ragioni della crisi

Nessun nutre dubbi sulle ragioni della crisi di Ericsson, che evidentemente non è materia nuova. Già da tempo si parla della difficoltà a uscire dalle secche in cui è impantanata. Nella competitiva battaglia per conquistare la preferenza degli utenti hanno perso posizioni. Tuttavia le organizzazioni sindacali hanno anche un'altra lettura di una situazione che getta ombre scure non solo sul livello occupazionale, ma anche degli investimenti e dunque del futuro della stessa azienda svedese: la presunta politica di dumping dei due concorrenti cinesi Huawei e Zte. Prezzi bassi sì, fanno notare i rappresentanti dei lavoratori, ma anche l'incapacità di generare un virtuoso circuito occupazionale. Zte, subentrata a Ericsson nella commessa per Wind Tre - fanno notare i sindacati - non avrebbe aumentato la forza lavoro nazionale perché utilizza solo lavoratori "cinesi con permesso di soggiorno turistico".

Sempre tra i sindacati c'è chi prova a guardare in casa propria, evidenziato come Ericsson non avrebbe un vero e proprio piano industriale di lungo periodo e da anni non vince una gara. Comunque la si veda, la richiesta di aiuto al governo è stata ufficialmente lanciata sia in relazione al caso particolare di Ericsson e sia della normalizzazione del settore delle TLC.

La replica di Ericsson e altri casi di licenziamento

Da parte sua, la multinazionale svedese si è detta disposta a intervenire sotto due profili. Il primo è quello di facilitare la vita ai lavoratori in esubero con incentivi all'uscita. Dall'altra si dice pronta a promettere di non tagliare gli investimenti in sviluppo e ricerca. Peccato solo che non è solo Ericsson ad attraversare un periodo di profonda crisi. Anche Nokia, scandinava anch'essa ma finlandese, si trova in cattive acque. I lavoratori italiani sono in sciopero in attesa della riunione tra i rappresentanti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e i vertici della multinazionale sulla procedura di licenziamento collettivo per 115 lavoratrici. Stando a quanto denunciato dai sindacati, Nokia vuole licenziare la totalità dei lavoratori attualmente in cassa integrazione, senza cercare soluzioni alternative.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il