BusinessOnline - Il portale per i decision maker

Cimici asiatiche a Roma e nel Sud, dopo il Nord Italia invadono le case. Rimedi e rischi salute

Sono circa trecento le colture che possono essere colpite. Le cimici asiatiche hanno un apparato boccale che può pungere e succhiare allo stesso tempo e una saliva dannosissima per i frutti

Cimici asiatiche a Roma e nel Sud, dopo

L'invasione delle cimici asiatiche non si ferma. Anzi adesso stanno raggiungendo Roma. Quali i rischi per l'agricoltura e quali i rimedi?



Le cimici non si fermano più e stanno arrivando in numerose case anche nel Sud Italia dopo essere arrivate in diversi quartieri a Roma prima di aver invaso come sappiamo il Nord Italia.

Come se non bastasse la siccità che quest’anno ha davvero messo a dura prova l’agricoltura, non solo in Italia e per non parlare degli incendi boschivi che hanno distrutto una parte importante della fauna naturalistica del Belpaese, adesso ci si mettono anche le cimici asiatiche a intensificare l’incubo del comparto agricolo. Al confronto la punizione impartita al Faraone d’Egitto con le sette piaghe di biblica memoria sembra una carezza. Questi insetti, molto più grandi rispetto alle cimici a cui eravamo abituati stanno invadendo letteralmente le case dei cittadini del nord Italia e, alla velocità di quasi tre chilometri al giorno, raggiungono addirittura Roma. Sono circa trecento le colture che possono essere colpite.

Questo insetto ha un apparato boccale che può pungere e succhiare allo stesso tempo e una saliva dannosissima per i frutti che quando vengono vanno incontro a necrosi. In ogni fase di vita, dalle uova alla maturità, riesce comunque a fare danni. Coldiretti ha già lanciato l’allarme per le perdite, di grossa entità, dei raccolti che si attestano sul quaranta per cento ed oltre. Insomma bisogna fare presto per non permettere a questi insetti di riprodursi in misura ancora maggiore. Le cimici asiatiche, stanno colpendo principalmente Friuli Venezia Giulia e Veneto. Ma anche Lombardia, Emilia e Piemonte non sono stati risparmiate dall’assalto di questi insetti della lunghezza compresa tra i dodici e i diciassette millimetri. Vediamo quali sono i rischi e i possibili rimedi.

Cimici asiatiche invadono il nord Italia

Vengono chiamate, con nome scientifico Halyomorpha halys e sono le cimici asiatiche che invadono il nord Italia distruggendo tutto quello che intralcia il loro percorso. Pere, mele e albicocche soprattutto. Altro che Attila flagello di Dio. Una specie che proviene dall’oriente e che si è ormai stabilizzata anche in Italia dove il suo arrivo è stimato nel 2015. Un insetto capace di riprodursi alla velocità della luce visto che una femmina depone in media quasi trecento uova all'anno. E nella stessa stagione anche le figlie riescono a deporre lo stesso numero di uova. Miracoli della natura. O devastazione globalizzante? Chi lo sa quale sarà il labile confine tra queste due cose. Sta di fatto che fermare questa orda di insetti a caccia di piante e raccolti è impresa al limite dell’impossibile.

I rischi e rimedi cimici asiatiche che raggiungono anche Roma

I rischi, come abbiamo già detto, sono enormi per l’agricoltura e per l’intero ecosistema alimentare. Un danno economico che potrebbe raggiungere davvero dimensioni drammatiche se le cimici asiatiche non riusciranno ad essere neutralizzate. A maggior ragione se si pensa che raggiungono Roma, partendo dalla loro ‘base logistica’ installata al nord Italia un paio di anni fa alla velocità di quasi tre chilometri al giorno. I rimedi sono ancora allo studio anche se per prima cosa si è intuito che il clima impazzito che ha portato caldo fino a fine ottobre in tutta la penisola potrebbe essere un alleato utile in questa lotta.

Essendo un insetto che in Italia non si conosceva in Italia è anche difficile, di conseguenza, individuare il modo migliore per combatterli. Ci ha provato lo scorso anni il Consiglio per la ricerca in agricoltura di Firenze che ha scoperto la possibilità di utilizzare un predatore naturale delle cimici asiatiche visto che si nutre delle loro uova. Sempre secondo il Crea, nel 2016, in Italia si è perso oltre il quaranta per cento di pere e kiwi, con danni pesanti anche a mele, pesche, uva, pomodoro, noci, nocciole, mais, soia.

Ti è piaciuto questo articolo?










Commenta la notizia
di Chiara Compagnucci pubblicato il