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Bus ecologico metano-idrogeno esperimento molto interessante bloccato

Il progetto di un bus ibrido alimentato da metano e idrogeno di Ravenna è destinato a essere messo da parte. La startup romagnolo ha cambiato direzione e punta all'elettrico.

Bus ecologico metano-idrogeno esperiment

Bus ecologico metano-idrogeno esperimento interessante bloccato



Il bicchiere dell'innovazione può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto. Da una parte si segnala infatti il doloroso stop del governo al bus ecologico alimentato da metano e idrogeno che avrebbe dovuto circolare per le strade di Ravenna. Si trattava dell'avvio della sperimentazione di una tecnologia pulita, che da quattro anni ha visto impegnati ingegneri e tecnici nella città romagnola, arenata per via delle perplessità sollevate dall'esecutivo sulla legittimità del rilascio dell'omologazione. C'è però l'altra faccia della medaglia, sicuramente più positiva e incoraggiante ovvero il tentativo delle aziende italiane, parzialmente sostenuto dagli enti locali o centrali, di puntare su fonti di alimentazione alternativa per la creazione di un vero sistema di mobilità sostenibile. Seppur con molta fatica, la bussola dell'innovazione continua a ispirare l'azione di pionieri e a indicare la direzione da seguire.

Hydrobus di Ravenna e il sogno dell'impatto ambientale zero

Provando a riavvolgere il nastro degli eventi, il progetto del bus ecologico alimentato da metano e idrogeno a firma dell'azienda del trasporto pubblico locale Start Romagna con il supporto economico di Ravenna Holding, era stato pensato per abbattere del 40 per cento le emissioni di anidride carbonica. E i fatti degli ultimi giorni dimostrano come sia un appuntamento non più rinviabile. Ne era stato realizzato solo uno, ma l'ambizione era quello di una moltiplicazione a catena (almeno 10) e favorire la diffusione anche al di fuori del territorio provinciale. Tuttavia il Ministero dei Trasporti ha acceso il semaforo rosso per via dei dubbi di legittimità - come spiegato da Start Romagna - sul processo di rilascio dei certificati di omologazione e conformità su eventuali trasformazioni di altri mezzi. Progetto finito? Forse sì, considerando che la startup sta adesso puntando con maggiore decisione sui mezzi elettrici.

Fatica a innovare, ma il genio non manca

Qualcosa sta evidentemente cambiando nel modo di immaginare gli spostamenti urbani ed extraurbani. La stessa Europa sembra infatti intenzionata a scommettere sulla guida autonoma. Ne è la dimostrazione il progetto L3 Pilot: anche l'Europa ha un progetto per la guida autonoma. Si tratta di una sigla dietro la quale si celano nomi del calibro di Volkswagen, Audi, Bmw, Daimler, Opel, Fca, con il Centro di ricerche di Torino, Ford, Jaguar Land Rover, Psa, Renault, Honda, Toyota, Volvo. L'obiettivo? Testare le potenzialità e gli effettivi sviluppi applicativi della guida senza pilota. E per farlo, Bruxelles ha messo sul piatto una prima tranche di finanziamenti pari a 36 milioni di euro.

Ma come non ricordare l'ingegnere italiano e la sua batteria eterna, quella in grado di ricevere ricariche ben oltre i 20 anni? Si tratta di un traguardo che, come abbiamo più volte raccontato anche noi, è stato raggiunto senza finanziamenti e senza grandi nomi alle spalle. Ma solo con l'intelligenza, la costanza e l'applicazione italiana, che hanno poco da invidiare a quelle estere. Spesso si tratta solo di avere la possibilità di raggiungere gli obiettivi.

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di Luigi Mannini pubblicato il