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Muffe e ammoniaca formaggi infetti: bloccati 15mila Kg. E più di dieci cibi trovati contaminati

Ancora un caso di alimenti contaminati: maxi sequestro di formaggi con ammoniaca e muffe dopo altri importanti casi di contaminazione

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I formaggi con ammoniaca e muffa sono solo gli ultimi della serie di una emergenza alimentareche continua senza sosta da Agosto con le uova Fipronil e ha interessato almeno oltre dieci tiepologie di alimenti e anche acqua.

Continua l’emergenza alimenti contaminati nel nostro Paese, un fenomeno che sembra dilagare sempre più ma che, al tempo stesso, sembra passare anche in sordina. Se ne parla, infatti, solo quando il caso è già scoppiato a seguito di controlli svolti e sequestri scattati e solo per darne una notizia flash, ma l’informazione dovrebbe essere più capillare e profonda per evitare rischi importanti per la salute e il benessere dei cittadini.

Ultimi casi di muffe nei formaggi e ammoniaca

L’ultimo caso, in ordine di arrivo, o meglio, di scoperta, è quello che interessa i formaggi contaminati da muffe e ammoniaca, caso che ha portato al sequestro di ben 15mila chili di latte ovino e 2 mila chili di formaggio in due caseifici di Viterbo. I carabinieri del Nucleo anti sofisticazione del capoluogo hanno eseguito nei giorni scorsi diversi controlli nelle aziende del settore alimentare della Tuscia e durante le verifiche in un caseificio del Viterbese hanno scoperto dunque ben 15 mila chili di latte ovino male conservato.

Il latte era contenuto all’interno di 288 fusti che, invece di trovarsi in un locale climatizzato e refrigerato, erano stati posti in un’area esterna all’azienda a temperatura ambiente. Queste condizioni climatiche non garantiscono la genuinità e la salubrità del prodotto. I carabinieri del Nas hanno quindi provveduto al sequestro dei 15 mila chili di latte ovino. I formaggi sequestrati emanavano un forte odore di ammoniaca, presentavano muffe presenti sulla crosta dei formaggi, e spaccature a testimonianza di gravi difetti di stagionatura e conservazione.

Altri casi di alimenti contaminati già sequestrati

Il caso dei formaggi con ammoniaca e muffe segue di poco tempo quello recentissimo del tacchino arrosto di Casa Modena ritirato dalla vendita solo qualche settimana fa perché scoperto contaminato dal batterio patogeno Listeria monocytogenes. Il lotto sotto accusa, confezionato nello stabilimento Forno D’Oro in provincia di Vicenza in via Vallelunga, 60, 36030 S. Tombio (VI) con il marchio IT 823 L/P CE visibile sulla confezione, riporta il numero 141117 e commercializzato da Grandi Salumifici Italiani S.p.A. Si tratta di confezioni da 3,5 kg destinate al catering o alla vendita al banco salumeria dei supermercati e la data di scadenza minima indicata sulla confezione è quella del 14 novembre 2017.

Il batterio Listeria monocytogenes è un molto diffuso nell’ambiente, nel terreno e nelle acque di superficie, e alcune categorie di persone sono più a rischio di contrarre la listeriosi, infezione che si trasmette appunto prevalentemente per via alimentare e può avere effetti gravi nell’uomo, se hanno un sistema immunitario indebolito, come anziani, neonati, donne in gravidanza, o soggetti con altre malattie in corso che compromettono il sistema immunitario. La listeriosi si manifesta con sintomi simili a quelli dell’influenza caratterizzati da febbre e dolori muscolari, a volte preceduti da diarrea o altri sintomi gastro-intestinali.

Prima del caso del tacchino arrosto a destare preoccupazioni in Italia sono stati i casi di:

  1. uova contaminate dall’antiparassitario Fipronil, che in Italia ha fatto registrare casi a Milano, Roma, Viterbo, Acilia, Ancona e sono stati migliaia i sequestri di uova avvenuti, seguito poi dai casi di:
  2. pancetta a cubetti a marchio Valtidone Industria Alimentare, prodotto dal Salumificio Pianellese Srl con tracce di salmonella, commercializzate in confezioni da 160 grammi (80×2) e 100 grammi (50×2);
  3. ricotta e taleggio risultati contaminati dal batterio Listeria monocytogenes, che se ingerito in grandi quantità può provocare problemi all’apparato gastro-enterico, portando a gastroenterite acuta febbrile, invasiva o sistemica o addirittura a meningiti, encefaliti e gravi setticemie in persone particolarmente sensibili o affetti da diverse patologie;
  4. salame piccante prodotto dal Salumificio Del Nera, in provincia di Perugia (Sant'Anatolia di Narco, località Renare), con tracce di salmonella spp, con sintomi interessano il tratto gastrointestinale e si manifestano con dolore addominale, nausea e vomito, febbre e diarrea, malessere generale;
  5. spinaci freschi ‘Buongiorno Freschezza’, prodotti dalla società agricola Ortoverde e distribuiti da Ortofin Srl, contaminati da mandragola, che può causare intossicazione, visto che contiene alcaloidi simili all’atropina.
     

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di Luigi Mannini pubblicato il