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Primo sciopero dei lavoratori stranieri in Italia: quante adesioni, come sta andando?

Oggi primo sciopero nazionale degli immigrati che lavorano in Italia. Le iniziative



Oggi primo sciopero nazionale degli immigrati che lavorano in Italia, iniziativa organizzata per ricordare il valore della loro presenza come traino economico e produttivo del Paese e sostenerne i diritti. ‘Primo marzo 2010 - Una giornata senza di noi’: dove i noi sarebbero i 4,5 milioni di immigrati che vivono e lavorano in Italia e che oggi si astengono dal lavoro e dall'effettuare acquisti per ricordare quanto siano determinanti per la tenuta socio-economica del Paese, lavorando anche in moltissime Pmi.

Colore predominante il giallo, scelto dagli organizzatori della protesta, che nasce in Francia e si è allargata ad altri paesi europei, oltre che all'Italia. Alle 18.30 in piazza Duomo, a concludere una giornata di cortei e manifestazioni nel centro cittadino, voleranno nel cielo centinaia di palloncini gialli. Come in altre 60 città italiane anche a Cagliari, Sassari e Olbia, varie manifestazioni in occasione del ‘Primo marzo 2010-24 ore senza di noi’, giornata di sensibilizazzione sul ruolo degli immigrati nella società contro i luoghi comuni e contro il razzismo.

Ma quanti sono gli immigrati in Italia e cosa rappresentano in termini numerici e di produttività? Secondo l'ultimo rapporto della Fondazione Ismu sulle migrazioni, presentato lo scorso 14 dicembre e riferito a dati fino al primo gennaio del 2009, gli immigrati in Italia erano oltre 4,8 milioni, circa mezzo milione in più rispetto al 2008.

Se la manodopera degli immigrati dovesse fermarsi, nel nostro paese si avrebbe un vero e proprio black-out in numerosi settori dell'economia, dal momento che producono ogni anno il 9,7% del PIL italiano (circa 122 miliardi di euro. Il primo settore a fermarsi sarebbe l'edilizia: la manodopera straniera nei cantieri raggiunge anche il 50%, soprattutto nelle grandi città.

A seguire, il settore manifatturiero, considerato il ruolo chiave degli immigrati nelle fabbriche, in particolare nel settore tessile, metalmeccanico e alimentare. Quindi l'agricoltura, dove la raccolta a mano di frutta e verdura è oramai a carico degli immigrati stagionali e irregolari; le aziende zootecniche, dove per la macellazione degli animali più del 50% della forza lavoro è straniera, e la sanità, soprattutto quella privata, dove lavorano quasi 100.000 infermieri stranieri.

Da non sottovalutare inoltre il prezioso contributo degli immigrati in ristoranti, alberghi e pizzerie e come colf, badanti e babysitter all'interno delle nostre famiglie. Per il lavoro, nel 2008 nonostante la crisi economica, si è registrato un aumento dell'occupazione immigrata pari a 222mila unità. Diminuiti, inoltre, gli irregolari, che passano da 651mila nel 2008 a 422mila nel 2009 (229mila in meno, passando dal 16,1% al 9,1%).

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il