BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Decreto Romani approvato. Fuori blog e siti web, ma ci sono dubbi su interpretazione

Il Decreto Romani passa in CdM. Le novità previste e i dubbi



E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Romani, che esclude dal dovere di identificazione preventiva blog, motori di ricerca ed altre realtà online, ma che comunque lascia ombre interpretative che rinvigoriscono la polemica. Il decreto contiene anche misure per la regolamentazione della pubblicità che hanno suscitato ulteriori e differenti perplessità.

Ma è la Rete a far discutere in modo particolare. Rispetto alle precedenti versioni (in bozza), il decreto definitivo esclude una più ampia di tipologia di siti internet dalle responsabilità di media televisivi (obbligo di rettifica e di dichiarazione di inizio attività). Restano però alcuni aspetti poco chiari che potrebbero riservare sorprese e restano invariate, rispetto alla bozza, le parti che danno nuovi poteri all'Autorità garante delle comunicazioni sulla tutela del diritto d'autore.

Non cambia niente per i blog e siti in genere che non hanno video o che li hanno solo di rado, ma è dettagliato l’elenco delle attività escluse, tra cui i siti Internet tradizionali, come i blog, i motori di ricerca, versioni elettroniche di quotidiani e riviste, giochi ondine e si specifica, inoltre, che il regime dell'autorizzazione generale per i servizi a richiesta (diversi dalla televisione tradizionale, con palinsesto predefinito) non comporta in alcun modo una valutazione preventiva sui contenuti diffusi, ma solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede con una semplice dichiarazione di inizio attività.

Le perplessità riguardano la definizione cui è affidata l'esclusione dei videoblog dall'ambito di applicazione delle nuove norme: “Non rientrano nella definizione di servizio di media audiovisivo: i servizi prestati nell'esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva".

Un videoblog di modesto successo che raccolga, comunque, pubblicità e/o che possa considerarsi, per quantità e qualità dei contenuti, in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, dunque, sembra dover essere definito un servizio media audiovisivo e rientrare dunque nell'ambito di applicabilità della nuova disciplina. Il testo, però, lascia dubbi alla sua interpretazione e nel mirino il primo a finirci è Youtube.

Il sito raccoglitore di video si presta in qualche modo alla concorrenza con i flussi televisivi, comporta evidente raccolta pubblicitaria ed è al tempo stesso un nemico Mediaset. La commistione di questi elementi sembra preludere a nuovi scontri ideologici e legali tra le parti, con la battaglia tra internet e televisione chiaramente spostata ormai sul piano giuridico e legislativo: Google e Mediaset ne sono i primi protagonisti di questa diatriba.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il