Il vino in Cina va forte, e l'italiana Illva decide di investire

L'ipotesi di 'bere cinese' è ancora lontana, ma il potenziale dei consumi locali di vino è forte. Così l'italianissima Illva Saronno acquisterà il 33% della leader cinese di settore Changyu, pagandolo quasi 60 milioni di dollari



L'ipotesi di "bere cinese" è ancora lontana, ma il potenziale dei consumi locali di vino è forte. Così l'italianissima Illva Saronno acquisterà il 33% della leader cinese di settore Changyu, pagandolo quasi 60 milioni di dollari.

Lo ha detto la stessa azienda vinicola cinese, che dichiara come anno di fondazione il 1892.

La divisione di Illva Saronno spa, Illva Saronno Investment, pagherà il pacchetto di azioni 481,42 milioni di yuan (in dollari, poco più di 58 milioni), dicono le informazioni diffuse alla borsa di Shenzhen. Il prezzo di 3,60 yuan per azioni ha uno sconto di oltre 70% sui valori di borsa pre accordo e uno sconto del 10% circa sul nav-net asset value, secondo calcoli Reuters.

Le azioni verranno dal pacchetto in mano all'azionista Stato e in Cina i titoli ceduti dalla mano pubblica spuntano sovente prezzi molto inferiori a quelli del flottante di borsa.

Con la produttrice del Disaronno (il vecchio Amaretto), nel capitale Changyu c'è anche l'amministrazione locale della città di Yantai, mentre lo stato intende cedere ancora un 10% ma non si sa se ha trovato il compratore.

Il mercato cinese del vino è stimato 7 miliardi di dollari e prima degli italiani sono arrivati da battistrada i francesi del colosso Remy Cointreau, costituendo la joint venture Dynasty Fine Wines Group che ha fatto una ipo a gennaio. Spinto dai consumi dei nuovi ricchi nelle grandi città della costa - malgrado consumi globali pro-capite a 0,22 litri - il fatturato di settore era cresciuto già nel 2003 del 25% a 61 miliardi di yean circa (7,4 miliardi di dollari, secondo cifre del ministero Usa dell'Agricoltura).

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