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Fallimento Grecia possibile per S&P. Portogallo declassato. Italia a rischio?

Grecia vicina al tracollo. Nessun rischio per l'Italia. La situazione



La Grecia vicina al tracollo: il ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, ha annunciato che il paese non riesce più a collocare i titoli del debito pubblico e che non potrà fare a meno degli aiuti di Fmi e Ue mentre l'agenzia di rating Standard & Poor's ha tagliato il merito di credito di Atene, titoli spazzatura, che rischiano di diventare inutili e ha anche posto il Portogallo in outlook negativo, tagliando il rating ad 'A-/A-2' da 'A+/A-1'.

I 45 miliardi di euro di aiuti dati alla Grecia dall’UE e dal Fondo Monetario Internazionale potrebbero non bastare a evitare che la crisi del debito di Atene precipiti ed è per questo che il Fondo, secondo quanto riportato dal Financial Times, sta valutando un aumento del proprio contributo di 10 miliardi di euro.

“Senza l’aiuto di Ue e Fmi la Grecia si troverà in una situazione insostenibile”, ha anticipato il direttore generale del Fondo, Dominique Strauss-Kahn. La situazione sembra davvero allarmante e acuita dalle manifestazioni in piazza che da stamattina regnano nel Paese.

Nel frattempo, da Bruxelles arriva la notizia che la presidenza spagnola della Ue ha intenzione di convocare un vertice straordinario dei paesi dell'eurozona per il 10 maggio, il giorno dopo le elezioni regionali in Nord Reno Vestfalia, una delle principali ragioni per cui la Germania sta mostrando intransigenza nella concessione degli aiuti alla Grecia.

Il vicepresidente della Bce, Lucas Papademos, ha chiarito, inoltre, che la crisi della Grecia è un chiaro segnale di pericolo “davanti al quale i deficit eccessivi, destinati a non migliorare sino al 2013, vanno aggrediti subito e subito va anche varato il piano salva-Atene. La crisi greca é un campanello d’allarme per tutti i Paesi che hanno problemi simili.

La sua crisi di bilancio ha insegnato al governo di Atene a capire la necessità di avere finanze sostenibili ed efficienti. Quindi i Paesi che hanno problemi di deficit analoghi devono rimboccarsi le maniche il prima possibile e stimolare la competitività”. Il riferimento è, oltre al Portogallo, che ha un deficit al 9,4% del Pil, anche a Spagna (dove, dato allarmante, continua a crescere a dismisura la disoccupazione. Nel primo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione ha superato il 20%, facendo registrare il massimo storico dal 1997) e Irlanda, con deficit rispettivamente all’11,2% e al 14,3%.

Non è a rischio, invece, l’Italia grazie alla gestione della crisi a livello finanziario del governo e del poco indebitamento dei singoli cittadini rispetto alle altre nazioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il