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FarmVille il gioco di Facebook vale 5 miliardi. Quotazione in Borsa?

Da gioco online a essere quotato in Borsa: il successo di FarmVille



Tutti pazzi per Farmville: il mondo torna alle origini e alla voglia di lavorare la terra. Come? Semplice, basta prendere un pezzo di terra, dei semi, e poi piantarli, coltivare i campi, raccoglierne i frutti e venderli, usando il ricavato per allargare la loro fattoria. Tutto questo avviene virtuale di FarmVille, il gioco online più popolare di Facebook.

La fattoria è immaginaria, i profitti della società che l’ha inventata, Zynga e del suo fondatore e amministratore delegato, Mark Pincus sono reali Il fenomeno ha un successo tale da interessare gli accademici, divisi fra chi lo interpreta come desiderio di ritorno alla vita pastorale e chi lo condanna come ossessione. Secondo stime di mercato, il fatturato di Zynga si aggirerebbe intorno ai 450 milioni di dollari.

Se Pincus decidesse di quotarla in Borsa, potrebbe valere fra i 3 e i 5 miliardi di dollari. Il 90% dei suoi introiti proviene dai micropagamenti che i contadini versano nelle sue casse, sempre attraverso sistemi online come PayPal, in cambio di monete virtuali FarmVille Coins, con cui comprare altri attrezzi, semi e materiali per ampliare la fattoria. 

Ogni utente di Facebook può iscriversi a Farmville, avere la dotazione iniziale di terra, semi e attrezzi e iniziare a coltivare campi e allevare bestiame. Basta un clic del mouse: uno per ogni quadratino del campo, ogni volta che bisogna ararlo, seminarlo, annaffiarlo, raccogliere i prodotti. Ogni operazione va fatta entro una certa scadenza, altrimenti il raccolto va a male.

Il successo del gioco, conferma a Pincus  che la formula è stata scelta bene e spiega: “La nostra missione è connettere il mondo attraverso i giochi Aiutiamo i nostri utenti a costruire capitale sociale, sulla base di tre principi. Uno, giocare con amici veri, con cui collaborare e competere; due, esprimersi attraverso il gioco; e tre, investire nel gioco, che diventa qualcosa che poi non si può abbandonare.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il