Le migliori aziende in Africa 2010 che possono sfidare Cina, Brasile e India

Crescono le aziende africane. Sviluppo di un Paese che inizia a farsi sentire?



La crisi finanziaria mondiale ha messo in ginocchio le più grandi economie, a partire da quella degli Stati uniti, per arrivare a coinvolgere poi quelle dei Paesi più industrializzati che hanno dovuto ricorrere a piani di sostegno e di salvataggio per non ‘affondare’.

Forse questa crisi ha cambiato la geografia economica del globo e in questi cambiamenti che vedono nuovi Paesi emergere, come Cina, India e Brasile, occupa un posto da non sottovalutare l'Africa.

Questo Paese ospita il 20% della popolazione mondiale ma produce solo il 4% del Pil, nonostante vanti ben quaranta aziende, ognuna specializzata in un determinato settore, dall’agricolo alle materie prime, capaci di competere con i grandi asiatici e sudamericani.

Si tratta di aziende in continuo sviluppo, con tassi di crescita straordinari e con una forte propensione all'export, che potrebbero diventare possibili partner ma anche temibili avversari dei gruppi occidentali. Un esempio di queste nuove realtà che emergono sempre più è la Elsewedy Cables, azienda che si è aggiudicata diversi appalti in Medio Oriente e in Europa, dove si è potuta permettere offerte ribassate rispettivamente del 6 e del 16% rispetto ad altri concorrenti in gara.

A farle compagnia nella crescita c’è Coficab, il secondo più grande fornitore dell'area euro-mediterranea di cavi elettrici per l'industria automobilistica e il quinto su scala mondiale. Oltre che in Tunisia, ha impianti in Marocco, Portogallo, Romania e presto aprirà anche in Germania. Spiccano, ancora, la farmaceutica Aspen, che negli ultimi dieci anni ha visto il suo fatturato medio crescere del 37% all'anno, e produce anche in India e in Sudamerica; la Sappi, protagonista di diverse acquisizioni in Finlandia, Germania, Nordamerica e Svizzera, e che fattura 5,4 miliardi di dollari annui; bene anche la Attijariwafa Bank, la più grande del paese, la terza di tutto il continente nero.

I suoi asset hanno raggiunto i 35 miliardi di dollari e ha una filiale a Milano, a Parigi, Londra, Madrid, Barcellona, Bruxelles, Dubai, Abu Dhabi e Shanghai. Ma l’elenco non finisce qui, a testimoniare come non solo il quadro geografico economico stia cambiando, ma come questo cambiamento possa portare anche ad un nuovo assetto sociale mondiale.

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di Marcello Tansini pubblicato il