Fiat in Serbia: Mirafiori a Torino a rischio chiusura? Trattive con sindacati si riaprono?

Ancora tensioni sulle nuove decisioni Fiat



La decisione di produrre la monolume LO in Serbia ha scatenato una vera e propria bufera in Italia. Il nuovo piano Fiat, infatti, di trasferire la produzione in Serbia, annunciato dall’ad Sergio Marchionne insieme al piano di scorporo previsto, ha creato non pochi malcontenti e timori.

Le attuali produzioni di Multipla, Idea e Musa termineranno tra la fine del 2010 e l'inizio del 2012 e i rappresentanti dei lavoratori temono che la mancanza di un modello già pronto crei ritardi nell'avvio delle nuove linee e soprattutto si chiedono se si potranno mantenere i livelli d'occupazione attuali dele fabbriche.

Dubbi che investono anche il mondo della politica: Ghigo a Morgando ha espresso le sue preoccupazioni sul futuro di Mirafiori “Per Mirafiori il potenziamento sarà incredibile, lì bisogna fare più di 200 mila vetture l'anno”. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha annunciato un confronto nei prossimi giorni con l'amministratore delegato della Fiat e ha sottolineato l'importanza di "perseguire l'investimento a Pomigliano, cercando di evitare conflitti troppo pesanti, che non fanno bene a nessuno".

Il ministro del Welfare Sacconi si augura al più presto un tavolo tra le parti, mentre il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino ha definito 'paradossale' la scelta dell'azienda che farà pagare al capoluogo piemontese la vicenda di Pomigliano. Insieme a Chiamparino, l’intera Regione Piemonte ha chiesto un incontro urgente con Marchionne.

Il neoassessore al Lavoro della giunta Cota, Claudia Torchietto: “La Fiat ha dato molto a Torino e all'Italia. Ma non si può dimenticare che altrettanta attenzione gli è stata garantita negli anni dallo stato e dagli enti locali. L'incontro è necessario perché è indispensabile che si proceda nella stessa direzione, a tutela dei lavoratori torinesi e piemontesi”.

Critica la Cgil: “La scelta di spostare in Serbia la produzione prevista nello stabilimento di Mirafiori e le motivazioni addotte sembrano confermare una linea basata sulla ritorsione nei confronti del sindacato e dei lavoratori, in continuità con il clima determinato dai recenti licenziamenti individuali". E cresce la preoccupazione per la continua indeterminatezza nelle decisioni che assume la Fiat sul futuro delle produzioni negli stabilimenti italiani.

Se così fosse, si continua nel paradosso che vede il più importante gruppo industriale italiano registrare, pur nella crisi, importanti performance che però stridono con la necessità di serie relazioni sindacali basate sul confronto e il rispetto reciproco”. Per la Cisl è, invece, necessario che Marchionne faccia chiarezza su numero e modelli che si produranno in Italia”.

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di Marcello Tansini pubblicato il