


Crescono le tasse in Italia e, con l’avvento del federalismo, crescono soprattutto nelle regioni meridionali. I trasferimenti statali da trasformare in tasse locali valgono in media 296 euro pro capite, ma per esempio in Campania la somma assegnata per ogni residente è di 376 euro, il 27% in più, in Basilicata si attesta a 349 e in Molise e Calabria a 334, mentre in Veneto sprofonda a 232 euro e in Lombardia a 253.
Lo squilibrio, dal punto di vista geografico, cresce ancora se si paragona il sostegno statale con le risorse proprie dei sindaci nei vari territori. Si parte dal Nord-Ovest, dove si ha un assegno di valore pari al 39% di quanto i comuni racimolano con tributi e tariffe, al Nord-Est il rapporto è al 31% mentre a Sud il valore schizza al 70%.
Più omogenea la distribuzione degli indennizzi per compensare gli enti locali dell'Ici abolita sull'abitazione principale. In base alle novità previste i comuni settentrionali devono fiscalizzare 258 euro a cittadino, mentre in quelli del Sud si arriva a 311 euro, il 20% in più. A far crescere, però, lo squilibrio c’è il problema, legato al fatto che queste somme più ricche andrebbero tratte da basi imponibili più povere.
L'Ifel, inoltre, a propone un ulteriore confronto, analizzando le voci principali del fisco immobiliare che dovrebbe offrire le basi della futura autonomia municipale. La forbice fra i territori potrebbe ridursi notevolmente con un’azione contro l'evasione immobiliare.
Tra 2004 e 2008 le entrate dei comuni sono aumentate dell'8%, ma il valore medio è trainato essenzialmente dal +17,6%, registrato a Sud di Roma, con i record intorno al 20% realizzati in Sardegna, Molise, Puglia e Calabria. A sostenere questi dati, l’abolizione dell'Ici prima casa, ma anche in questo caso il Sud fa eccezione perché l'imposta abolita pesava meno. In Calabria, per esempio, nei quattro anni considerati i tributi si gonfiano del 19,6%, mentre, considerando lo stesso arco temporale, la Liguria mostra una flessione del 16,9%.
Autore:
Marianna Quatraro