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Wikileaks e i documenti segreti su Italia e guerra in Afganistan

Cosa svelano i documenti segreti della guerra in Afghanistan. Le implicazioni italiane



I tre giornali New York Times, Guardian e il tedesco Spiegel hanno pubblicato, in collaborazione con il sito Wikileaks, circa 92 mila documenti segreti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan, a partire dal gennaio 2004 fino al dicembre 2009. Si tratta di documenti in cui si tratta di strategie, accordi, missioni non svelate.

Dalle carte trapelate si scopre che il Pakistan, che si dice alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti per combattere contro i soldati americani e mettere a punto complotti per eliminare leader afghani. Che l'intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) lavorava al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi e faceva il doppio gioco, che i talebani hanno usato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei della Nato, che dall'arrivo di Obama alla Casa Bianca, le truppe Usa usano molti più droni automatici malgrado le loro prestazioni siano meno notevoli di quanto ufficialmente comunicato.

Secondo i documenti, inoltre, la Cia avrebbe allargato le operazioni paramilitari in Afghanistan e, dal 2001 al 2008, finanziato l'intelligence afghana come fosse una sua affiliata virtuale. Non mancano le notizie ‘segrete’ sull’Italia. Wikileaks svela le strategie italiane in Afghanistan che avevano previsto il sì a rinforzi militari e all'invio di altri mezzi italiani nel Paese, a patto che l'argomento non fosse trattato pubblicamente, una delle condizioni poste dall'Italia all'invio di altre forze in questo terreno di guerra.

Molti dei documenti si riferiscono, inoltre, ad incidenti, scontri a fuoco, attentati, ritrovamenti di mine, operazioni di propaganda. In alcuni, vengono anche svelati alcuni nostri segreti militari, oltre che delicate situazioni di equilibri politici internazionali.

Il caso più noto, ad oggi, è quello relativo al dossier su Daniele Mastrogiacomo, il giornalista de La Repubblica sequestrato nel marzo 2007. Nei documenti si parla anche dell’presidente del Consiglio Prodi, in merito ad una conversazione tra il vice segretario di Stato americano John Negroponte e l'ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta.

'L'ambasciatore ha detto che la mancanza di un incontro tra Bush e Prodi  sta diventando un problema politico, a Roma, perché è passato un anno dall'elezione di Prodi'. L'Italia, secondo il documento, si sarebbe detta disponibile a far svolgere l'incontro indifferentemente a Washington o a Roma. Si parla, inoltre, del funzionario del Sismi Nicola Calidari, ucciso, subito dopo la liberazione dell'inviata del 'Manifestò Giuliana Sgrena e di processi e di cosa bisognasse fare. Nel dicembre del 2009, si trova notizia di un passaggio di un prigioniero, dalle mani degli americani a quelle italiane.

Il rapporto parla di ‘trasferimento di un detenuto’, avvenuto il 20 dicembre scorso nella base aerea americana di Bagram, in Afghanistan (qui si trova un centro di detenzione già al centro di polemiche per i trattamenti subiti dai detenuti). A essere trasferito è il prigioniero ISN 1455 (Isn sta per Internment Serial Number, codice univoco usato dal Dipartimento della difesa Usa).

L'uomo, di origini pakistane, è stato imbarcato su un aereo C-130, per ‘essere trasferita al governo italiano’. Sul perché di questo trasferimento, si cita un ordine contraddistinto da una sequenza alfanumerica. Ma il motivo non è noto. E non mancano poi racconti e passaggi su incidenti e attentati che sono costati la vita ai nostri militari.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il