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Pensioni e riforma 2010: i nuovi calcoli e regole su anni di lavoro e contributi

Il nuovo sistema pensionistico italiano. Novità e come funziona



Al via i nuovo sistema pensionistico italiano. Avvertimento importante: chi ha iniziato a lavorare dopo aver compiuto i 30 anni godrà solo dell'uscita di vecchiaia, che per ora fa scattare i requisiti a 65 anni. Unica eccezione: dopo l'emendamento europeo che ha equiparato uomini e donne negli uffici pubblici, sono le lavoratrici del settore privato (sono il 24,6% degli occupati), che raggiungono il diritto a 60 anni e la finestra d'uscita a 61.

Per poter contare sulla pensione di anzianità, infatti, loro devono aver iniziato a versare i contributi prima dei 24 anni. Per tutti gli altri, invece, le novità sono destinate ad ampliare progressivamente gli spazi per la vecchiaia, soprattutto con l'adeguamento automatico dei requisiti all'aspettativa di vita. Con l’approvazione del nuovo sistema, gli aspiranti pensionati si dividono in due grandi gruppi.

Il primo, più grande, comprende gli uomini e le dipendenti pubbliche, che maturano i requisiti per l'assegno di vecchiaia a 65 anni e hanno quindi maggiori chance di sfruttare i meccanismi delle quote o la finestra che si apre dopo 40 anni di contributi. Il secondo, invece, si limita a comprendere le dipendenti private e le lavoratrici autonome che mantengono il diritto alla vecchiaia a 60 anni e possono, dunque, puntare all'anzianità solo se iniziano a lavorare prima di aver compiuto 20 anni.

Il meccanismo sarà a regime dal 2012, mentre entrano in vigore dal 2011 le regole che impongono di aspettare 12 mesi dalla maturazione dei requisiti prima di poter effettivamente lasciare il lavoro. Così, per esempio, chi è nato nel 1950 ed è entrato in ufficio nel 1980, maturerà i requisiti nel 2015 ma non potrà andare effettivamente in pensione prima del 2016.

Le soglie di vecchiaia si alzano poi a 66 anni per uomini e impiegate statali e a 61 per le dipendenti del settore privato, per gli autonomi, invece, l'asticella si alza di ulteriori sei mesi perché per loro l'attesa tra i requisiti e l'uscita è fissata a un anno e mezzo. Per quanto riguarda le pensioni di anzianità, invece, scatta lo slittamento di 12 o 18 mesi imposto dalla manovra correttiva.

Per questo e il prossimo anno la quota per abbandonare l'ufficio è fissata a 96, con 60 anni di età, mentre dal primo gennaio 2013 sale a quota 97 e l'età minima salirà a 61 anni. Primo fattore da considerare per la pensione sono le quote: fino alla fine del 2012, i requisiti per la pensione di anzianità dei dipendenti maturano per chi ha almeno 60 anni di età e 36 di anzianità (quota 96), mentre dal primo gennaio 2013 l'età minima sale a 61 anni (quota 97).

Per gli autonomi, un anno di età in più. Una volta raggiunti i requisiti, bisogna aspettare l'apertura della finestra: a partire dall'anno prossimo i dipendenti dovranno aspettare 12 mesi dalla maturazione dei parametri all'uscita effettiva (18 mesi per gli autonomi).

Altre novità introdotte dalla manovra consistono nel fatto che dal 2015 cambierà il tempo da trascorrere al lavoro in proporzione alla speranza di vita della popolazione e il primo aggiornamento è previsto per il 2015, il secondo invece nel 2019 e poi si verificherà ogni tre anni; infine, per i dipendenti pubblici, uomini e donne, sarà prevista la dilazione in rate annuali delle liquidazioni elevate: per le uscite successive al 30 novembre, la prima rata non potrà superare i 90 mila euro, la seconda raggiungerà i 60 mila e le eventuali quote aggiuntive saranno rimandate al terzo anno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il