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Aziende che riaprono a settembre: crisi e fallimenti protagonisti. Pepsi non è l'unico caso

I casi delle aziende che hanno chiuso battenti. La situazione



La crisi economica mondiale ha mandato sul lastrico grandi colossi e aziende, piccole e grandi, che per lungo tempo hanno sofferto senza riuscire a porre a fine alle difficoltà che si ritrovavano ad affrontare.

Centinaia di aziende hanno così chiuso battenti e sono stati milioni coloro che hanno perso il loro posto di lavoro. All’annuncio di qualche tempo che si iniziava a vivere una ripresa, seppur debole e lentissima, tanti hanno tirato un sospiro di sollievo, ma la situazione è ancora critica. In Italia la grande crisi ha colpito Fiat, Indesit, Burani, Antonio Merloni, Italtel, Unicredit, Tirrenia, Omsa, solo per citarne alcuni.

E crescono i casi delle aziende in crisi del settore dei trasporti, quelle in particolare che producono componenti per il ferroviario: la Firema, in amministrazione controllata da un mese, la Fervet in liquidazione, la Keller che sta chiudendo il sito produttivo in Sicilia, la Ferrosud in Basilicata.

Tra le grandi multinazionali a chiudere battenti è stata anche Pepsi e Silea, dove si produce il Gatorade e il Lipton Ice Tea. E’ stata, infatti, resa ufficiale lo scorso 25 agosto la decisione di PepsiCo Beverages Italia e i sindacati della provincia di Treviso di chiudere entro l'anno dello stabilimento di Silea (Treviso).

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha chiesto alla multinazionale una pausa di riflessione per valutare nuove ipotesi per riuscire ad assicurare la continuità della produzione.

Nel frattempo, l'ad Massimo Ambrosini, pur confermando la scelta della terziarizzazione dell'attività di produzione, magazzinaggio e movimentazione dei prodotti Gatorade e Lipton Ice Tea trattati a Silea, ha tuttavia dichiarato “la massima disponibilità a valutare nuovi scenari per ridurre il più possibile l'impatto occupazionale e sociale, verificando a breve proposte costruttive”.

Pepsi ha deciso la terziarizzazione, perchè Silea è attualmente utilizzato solo al 60% di ciò che potrebbe e la maggior parte del lavoro è concentrata da febbraio a giugno, lasciando di fatto le linee produttive largamente inutilizzate per buona parte dell'anno.

Di qui la decisione di chiudere a fine anno lo stabilimento in provincia di Treviso, nonostante i premi internazionali ricevuti, relativi a qualità, standard produttivi e parametri di efficienza. La multinazionale statunitense ha giustificato pertanto la decisione con la scarsa utilizzazione dell’impianto, che avrebbe necessità di nuovi investimenti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il