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Internet libero e aperto a rischio secondo l'Economist: i motivi

La rete libera a rischio. Cosa succede?



Una rete libera e aperta a tutti? L'Economist analizza questo cambiamento di rotta, a partire dalla grande censura Cina filtra ogni contenuto e ogni idee con specifici software, infrastrutture di telecomunicazioni e gruppi impegnati nel monitoraggio delle attività online.

Ma le restrizioni alla libertà di espressione hanno influenzato anche l'economia. Google, per esempio, deve accettare le restrizioni avanzate da Pechino, in Iran, a Cuba, in Arabia Saudita, e in Vietnam, poi, Internet, contrariamente al suo ruolo e a tutti coloro che auspicavano il diffondersi di una nuova libertà, non ha portato benefici sensibili per la democrazia.

Del resto i cosiddetti ‘giardini recintati’ (walled garden) degli anni Ottanta prima e i social network attuali dovrebbero essere strumenti in grado di rompere ogni barriera spazio tempo fra le diverse comunità di utenti collegate. Eppure, non è così perché Twitter, Facebook sono luoghi frammentati e, spesso, privati, dove riflessioni, immagini e filmati vengono condivisi tra amici. 

Secondo un'analisi di Cisco, condotta da Andrew Odlyzko, la fine del web di stampo tradizionale così come è nato e noi abbiamo imparato a conoscerlo, sta per arrivare e il motivo è piuttosto semplice.

Non scompare il web e l’interesse per lui, ma si cambia: crescer, infatti, l'interesse e l’ attenzione per i video, il filesharing e le applicazioni. Tesi contrastata dal sito Gizmodo, secondo cui i siti di videosharing, come Youtube, non rappresentano una ‘novità’ capace di attirare una crescente attenzione ma sono comunque parte del web. Cosa ci aspetta, dunque, di nuovo?

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il