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Scuola iniziato anno 2010/2011:la situazione classi.Proteste studenti e professori con caschi gialli

Proteste e sit in di studenti e professori contro i tagli alla scuola. Ma il ministro dell'Istruzione resta ferma sui suoi piani



L’anno scolastico 2010 2011 inaugurato ieri è iniziato fra le proteste dei precari, contro i tagli alla scuola stabiliti dal ministro Gelmini, e milioni di studenti pronti a tornare sui banchi. Simbolo di questo anno di scuola diverranno i caschi gialli indossati da studenti e professori per proteggersi ‘dalle macerie causate da Gelmini e Tremonti’ e al suono della prima campanella del primo giorno di scuola gli studenti organizzeranno flash mob davanti alle scuole di numerose città della penisola.

Gli studenti lo aveva annunciato: “Partiremo con una protesta che non darà respiro al ministro Gelmini e alla sua opera distruttiva. Cominceremo a ricostruire quello che le forbici della Gelmini hanno distrutto: saremo davanti alle nostre scuole con dei caschetti gialli da lavoro, per proteggerci la testa dalle macerie che la Gelmini e Tremonti hanno causato e daremo inizio alla nostra ricostruzione”.

Dopo la giornata di ieri che ha visto scatenarsi la protesta nelle scuole di Venezia (liceo Foscarini), Torino (via Bligny e corso Dante), Roma (liceo Tasso e liceo Montessori), Frosinone (liceo classico Turriziani) Perugia (piazzale Anna Frank), Grosseto (istituto agrario Leopoldo II di Lorena), oggi tocca a Bologna (istituto tecnico Aldini), e a seguire ci saranno Palermo il 15 (Vittorio Emanuele III), Caltanissetta il 16 e il 25 a Lentini.

Gli studenti continueranno la protesta “fino a una grande mobilitazione studentesca in ottobre”. Nonostante le proteste che si mobilitano da Nord a Sud dell’Italia, il ministro dell’Istruzione sembra ferma sulle sue posizioni: nessun alleggerimento dei tagli ma sempre quegli otto miliardi di euro da sottrarre alla scuola italiana in tre anni, si dovranno ridurre bidelli, addetti alle fotocopie ed anche il numero degli edifici sul territorio e quello degli insegnanti, che oggi sono 780 mila. Il risultato? Una scuola svuotata, talvolta con classi in esubero di alunni.

Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha detto: “La scuola pubblica è la più importante fabbrica di futuro che abbiamo. Colpirla è un attentato alla democrazia. I ministri di questo governo rifiutano il confronto con i lavoratori che da settimane denunciano la situazione in cui versa la scuola italiana. Qui stanno le ragioni per cui siamo vicini ai precari e siamo vicini alle famiglie e ai loro figli che lottano per il diritto a un'istruzione di qualità”.

E il sindaco di Firenza, Matteo Renzi, tuona: “Per l'istruzione il Comune di Firenze investe di più e non di meno rispetto allo scorso anno: sulla scuola non si taglia, sul futuro non si taglia”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il