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Riforma federale: cosa cambierà per le regioni del Nord e Sud Italia?

Più infrastrutture al Nord e tagli al Sud: gli effetti del federalismo in Italia



Diversità e confronti che probabilmente contribuiranno a rendere l’Italia sempre più geograficamente diversificata: queste dovrebbero essere le ripercussioni che il sistema del federalismo fiscale dovrebbe avere nel nostro Paese. “Più infrastrutture al Nord e taglio di posti di lavoro nella sanità assistita del Sud”.

Il direttore del Censis, Giuseppe Roma, presenta questa fotografia dell'Italia federale. Se obiettivo del federalismo è la spesa pubblica in generale allora bisognerà lavorare equamente, ma “se non accade questo, se non viene esaltata la funzione razionalizzatrice del sistema federalista, allora il cambiamento si tradurrà solo in uno spostamento di quote di potere e di spesa pubblica dal centro alla periferia.

In questo caso, sarà alto il rischio che i governatori, in sede locale, usino leve come l'addizionale Irpef per aumentare e non diminuire la pressione fiscale”, ha ben spiegato Roma. Ma la possibilità di aumentare le addizionali Irpef, l'Irap nelle mani dei governatori e leggermente i costi standard non sono garanzie che il risultato finale del federalismo fiscale sia davvero il rigore, perché, come sostiene il deputato Pd, Nicola Rossi, “I decreti attuativi sono ancora contenitori ambigui”.

Sulla strada del federalismo fiscale, il governo e le Regioni, dopo il gelido seguito al varo della manovra antideficit di giugno, fanno passi avanti. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, accompagnato da Umberto Bossi, Roberto Calderoli e Raffaele Fitto, ha presentato alle Regioni la bozza del decreto che gli concede l’autonomia impositiva: il giudizio dei governatori resta in sospeso ma non certo pesante come le settimane passate.

Secondo la bozza, i trasferimenti dello Stato alle Regioni e quelli di queste ultime a Province e Comuni saranno soppressi dal 2014 e sostituiti con tasse proprie e la compartecipazione al gettito dei tributi statali.

Le Regioni dovrebbero avere il 25% del gettito Iva (non più il 44,7%), una compartecipazione al gettito dell’Irpef e la possibilità di manovrare le addizionali Irpef, riducendole o aumentandole fino ad un massimo del 3%. Anche l’Irap sarà più flessibile: il decreto prevede che i governatori possano ridurla anche fino ad azzerarla.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il