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Dimissioni Profumo da Unicredit: quali sono i motivi?

Cresce la presenza libica nel gruppo, l'ad Profumo verso le dimissioni. Ma i veri motivi quali sono?



Il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, si chiude in un silenzio stretto dinanzi al'ipotesi di sostituzione dell'ad Alessandro Profumo; l’ad annuncia le sue dimissioni e la resa dei conti tra i soci e Profumo, si sta preparando a lasciare la banca.

Se Profumo, alla guida del gruppo dal 1997, dovesse davvero lasciare l’istituto di credito, almeno per un periodo di transizione sarà lo stesso presidente Dieter Rampl ad assumerne le deleghe, in attesa che venga individuato un successore.

Ma nulla è ancora ufficiale e chi conosce bene Profumo sa che ‘non è uno che si rassegna’. I nomi che circolano in queste ore per il posto di a.d. sono quelli gia' usciti: da Gianpiero Auletta Armenise (già alla guida di Ubi Banca) a Matteo Arpe, ex numero uno di Capitalia ora a Banca Profilo, da Fabio Gallia, a Claudio Costamagna. Da parte di Profumo nessun commento.

A suscitare le ire del gruppo e le conseguenti eventuali dimissioni di Profumo è stato il rafforzamento del capitale nella banca della libica Lia, che il 28 luglio ha superato la soglia del 2% e poi il 31 agosto ha portato la propria quota al 2,59%. Si tratta di una partecipazione che sommata a quella della Central Bank Of Lybia, che detiene il 4,98%, ha portato il paese nordafricano a detenere oltre il 7,5%.

Si dice che di queste strategie il presidente Rampl non ne sapesse nulla, mentre Profumo sostiene di non essere stato lui a sollecitarne la crescita. A far crescere ancora di più il clima di tensione dell’ultimo periodo, dovuto anche ad un piano di riorganizzazione interna che si stata attuando, sono state anche le pagine del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, che Profumo ha letto tornato dagli Stati Uniti, e che titolava: 'Mister Arrogance è tornato', partendo proprio dall’affare cone la Libia, e insistendo molto sui contrasti al vertice parlando di crescente pressione sul manager.

Ma c’è chi sostiene che il caso Libia sia sono la ciliegina sulla torta, il motivo ultimo, e lampante, di una situazione decisamente particolare, ma che, in realtà, a far affondare l’ad di Unicredit sia stato il ‘fuoco amico’ più che i libici: i grandi azionisti della banca, le fondazioni delle Casse del Nord.

Oggi pomeriggio alle 18 il via un consiglio di Amministrazione straordinario con all'ordine del giorno i rapporti con il top management. Sul tavolo l'operato di Profumo e il caso Libia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il