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Parolacce ai dipendenti: è reato secondo la Cassazione di Roma

Dire parolacce ai dipendenti è reato: la nuova sentenza della Cassazione



Dire parolacce rivolgendosi ai dipendenti è reato. A stabilirlo è stata una nuova sentenza della Corte di Cassazione di Roma secondo cui un datore di lavoro non può usare epiteti e parolacce come stronza rivolgendosi ad un dipendente senza pagarne le conseguenze. Se si usano parole del genere, infatti, si rischia una condanna per ingiuria.

La Cassazione ha condannato un imprenditore che dopo aver espresso dei giudizi negativi sulle capacità professionali della sua impiegata l'aveva anche bollata come ‘stronza’ perché si era dimostrata suscettibile. A nulla sono valsi gli argomenti della difesa di far apparire la frase incriminata come tentativo per invitare la dipendente a non drammatizzare.

Sempre secondo la difesa, il linguaggio colorito era una caratteristica nota dell'imprenditore romano, abituato a esprimersi in maniera forte. Inutile anche il tentativo della difesa di spiegare che il significato della frase non esprimerebbe un giudizio sulla persona, facendo così venir meno la lesione all'onore, ma sottolineerebbe, semmai, un suo specifico comportamento.

La Cassazione ha, dunque, respinto gli argomenti utilizzati nel ricorso e la condanna per ingiuria è stata giustificata ‘dall'evidente intento offensivo implicito nella scelta di un termine fortemente dispregiativo. Non può considerarsi una giustificazione l'abitudine a un linguaggio colorito, perché nel nostro ordinamento il contesto lavorativo è caratterizzato da una pari dignità che non consente una desensibilizzazione alle altrui trasgressioni’.

In questo modo, la Quinta sezione penale ha convalidato una multa di 240 euro all’ imprenditore di Avezzano, in provincia dell'Aquila, colpevole di avere detto alla dipendente 'sei una stronza se te la prendi'. La donna si era risentita per un rimprovero del capo e aveva espresso il rammarico. Lui, di tutta risposta, aveva replicato dicendo che era una 'stronza' se se la prendeva. Il datore di lavoro era stato querelato e condannato dal Tribunale di Avezzano nel giungo 2009.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il