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Cambi euro, dollaro, Yen e Yuan Ottobre 2010: Usa pronti a svalutazione?

Dalla 'guerra monteria' ad uscir sconfitta è l'euro. La situazione



La Cina sfida l’America e chi ci rimette è l’euro, costretta a subire passivamente un nuovo rialzo della sua moneta che rischia di stroncare sul nascere la ripresa delle esportazioni europee. Ecco perché Nicolas Sarkozy cerca di coinvolgere la Cina in un coordinamento delle politiche di cambio e nella stabilità del sistema monetario internazionale.

Il presidente Hu Jintao sarà a Parigi a novembre ed è per allora che la Francia lavora ad un accordo con il Paese. All'inizio dell'amministrazione Obama, il dialogo tra le superpotenze prometteva bene, poi c’è stato il mancato accordo di Copenaghen sul clima e la rivalutazione del renminbi.

Poi la ripresa economica americana si è esaurita, Obama ha perso potere nella politica interna per un rilancio della crescita attraverso nuova fiducia di spesa pubblica e la Federal Reserve ha applicato la svalutazione del dollaro. Dai tempi di Regan e dalla politica di ripresa economica, cui oggi Obama guarda con nostalgia, l'economia americana è cambiata, la sua base manifatturiera traballa, molte produzioni sono state delocalizzate definitivamente in Asia e in altri paesi emergenti, e per questo nessuna svalutazione del dollaro basterà a farla tornare agli antichi splendori.

Nel frattempo, la Cina continua a mantenere un cambio basso, come aiuto alle sue esportazioni. Mentre Washington nei confronti della Cina lancia altre strategie: il Congresso ha già approvato una legge che autorizza Obama a colpire con dazi doganali tutte le merci made in China, se Pechino non rivaluta in misura consistente il renminbi, mentre un altro disegno di legge che potrebbe passare a novembre prevede un castigo fiscale per le multinazionali Usa che delocalizzano attività all'estero.

Anche il Giappone è entrato in gioco: preoccupata perché lo yen stava salendo alle stelle, la banca centrale di Tokyo ne ha venduto sui mercati per 25 miliardi di dollari e dalla Corea del Sud all'Inghilterra, molte banche centrali fanno lo stesso, e dal Brasile c’è chi parla di ‘guerra mondiale delle monete’. Chi, per il momento, esce sconfitto da questa guerra è l'euro, balzato a quota 1,379 sul dollaro.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il