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Pagamenti fatture e tempi: nuove regole Unione Europea: 30 giorni da Pa e 60 giorni tra imprese

La nuova direttiva su pagamenti fatture: cosa prevede


E’ atteso per oggi il via libera definitivo del Parlamento europeo alla direttiva sui ritardi nei pagamenti alle aziende private fornitrici di beni e servizi agli enti pubblici. Secondo quanto stabilito dalla nuova normativa, il limite massimo di tempo per la liquidazione delle fatture sarà di 30 giorni, prorogabile a 60 giorni per il settore sanitario o in casi eccezionali.

Se questi termini non saranno rispettati, scatterà il pagamento di interessi di mora pari almeno all'8%, che le imprese potranno richiedere automaticamente e ottenere un risarcimento minimo fisso di 40 euro a titolo di recupero spese. Per quanto riguarda, invece, il pagamento tra aziende private, le fatture dovranno essere liquidate entro 60 giorni.

Ricordiamo che la nuova direttiva una volta approvata dovrà essere recepita dai singoli governi in 24 mesi e ciò provocherà dei cambiamenti nei circuiti e tempi di pagamento. Basti pensare che oggi la media italiana dei pagamenti è di 186 giorni, che arrivano anche a 500-600 giorni nella sanità, in aumento rispetto ai 128 dell'anno scorso, con una percentuale di perdita su crediti aumentata dal 2,5% al 2,6%.

Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea, ha, infatti, sottolineato quanto i ritardi di pagamento siano ancora “molto, troppo frequenti nelle operazioni commerciali nell'Unione europea. Basti pensare che in Europa nell'ultimo anno la perdita di crediti è cresciuta dell'8%. Tanto che, nel complesso, in Europa la perdita di crediti ha raggiunto quota 300 miliardi di euro”.

La nuova direttiva sui pagamenti fatture non sarà però l’unica novità di interesse economico in discussione all’Europarlamento che interesserà l’Italia. Altro punto cardine sarà la proposta di direttiva sul ‘made in’.

Si tratta di un provvedimento che apporterebbe un doppio vantaggio, garantire cioè ai consumatori una corretta informazione su ciò che comprano e mettere in difficoltà chi offre prodotti dati per nazionali o europei ma in realtà realizzati in Paesi extra-comunitari, a partire da Cina e India.




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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il 20/10/2010 alle ore 08:06