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Chiusura università dopo i soldi mancanti per riforma Gelmini. Ricercatori assunti ma in ritardo

Università in dissesto finanziario. Rischiano la chiusura 88 atenei



Qualche ateneo in Italia, e per la precisione 88, rischia la chiusura. Ad annunciarlo è stato lo stesso ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, che nel frattempo si è augurata che lo slittamento della riforma sia solo di un paio di mesi e ha detto: “Credo a Tremonti che ha promesso di trovare i soldi”.

La Gelmini, intervenendo a Mattino Cinque, ha spiegato: “Qualche università, purtroppo, è in una situazione di dissesto finanziario. La riforma prevede la fusione piuttosto che la federazione di atenei diversi come strumento per favorire una riprogrammazione dell'offerta formativa. Ma troveremo i soldi per i ricercatori nel decreto Milleproroghe nella peggiore delle ipotesi ritarderemo l'approvazione di due mesi”.

Il rettore del Politecnico di Milano, Giulio Ballio, specifica: “Siamo di fronte a una riduzione del 15% del finanziamento statale all'università. Se questa politica viene mantenuta ci saranno atenei che dovranno portare i libri in tribunale e altri che dovranno ridurre pesantemente le loro attività, i servizi primari, il riscaldamento e il condizionamento delle aule”.

Complessa poi la situazione dei ricercatori, che in alcune università per protestare contro i tagli non stanno svolgendo regolarmente le loro lezioni. Il ministro Gelmini assicura che, nonostante l’attuale situazione di dissesto, per loro sono in discussioni assunzioni, anche se arriveranno in ritardo.

Nel frattempo, c’è chi chiede le dimissioni del ministro dell’Istruzione, proprio a seguito della decisione della chiusura di alcuni atenei, perché questa sarebbe la prova evidente del fallimento totale delle loro politiche. L’associazione studentesca Link sottolinea, inoltre, “la ministra mente sapendo di mentire, quando sostiene che questa riforma è in linea con l'Europa e con i provvedimenti degli altri Stati.

L'Italia, infatti, è l'unico paese Ocse che, negli ultimi 10 anni, ha tagliato gli investimenti sulla formazione invece che aumentarli. Siamo il fanalino di coda d'Europa, l'unico paese in cui gli atenei chiudono non in base a scelte culturali o scientifiche ma per il collasso economico generato da un governo irresponsabile”.

Per l'associazione le vere spese inutili sono quelle per il mantenimento della Crui, club privato dei rettori che osanna la riforma a spese dei bilanci degli atenei, o i soldi per lo stipendio della ministra, che non è assolutamente all'altezza del suo compito”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il