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Rifiuti a Napoli Ottobre-Novembre 2010: i veri motivi del disordine in una nuova indagine

Un'indagine del Sole 24 Ore svela le ragioni profonde del problema rifiuti in Campania



Discariche, abusive, raccolta differenziata, sottovalutata, termovalizzatori, che funzionano ad intermittenza: a Napoli nelle ultime settimane l’emergenza rifiuti è tornata a farsi sentire, riportando alcune scene di ‘guerriglia’ per strada. Proteste, blocchi, scontri con la polizia sono tornati a farla da padrone. E la situazione, quanto mai vecchia, è tornata più attuale che mai.

Un’indagine del Sole 24 Ore, ripercorrendo le tappe che hanno portato a questo dissesto ambientale, ha tracciato un quadro ben chiaro del come si è arrivati a questo rinnovato clima di disordini. Sono stati il malaffare, gli intrecci e intrighi politici a creare tutto questo scompiglio.

L’idea che Napoli sia stata l'ultima grande città italiana ad avere una municipalizzata dei rifiuti è falsa. La raccolta in oltre due terzi della città è affidata a un'azienda privata di proprietà dell'imprenditore veneziano Stefano Gavioli. Leui eredita Enerambiente, una delle 35 società del suo impero, dalla Slia di Manlio Cerroni, proprietario della più grande discarica europea, quella di Malagrotta.

Slia viene incorporata in Enerambiente perché si ipotizzano legami con la criminalità. I 2.500 dipendenti di Asìa (Azienda servizi Igiene ambientale) ripuliscono solo un terzo della città, mentre i 400 operai a libro paga di Gavioli tutto il resto. Paolo Giacomelli, assessore all'Igiene urbana di Napoli, denuncia come improduttivi i dipendenti di Asìa e ritiene che senza di loro si potrebbero risparmiare ben 15 milioni l'anno.

Enerambiente finisce sotto la lente di un esame dell'antimafia recapitato all'Asìa dalla Prefettura di Venezia. Motivo: si sospetta che in Enerambiente lavori un personaggio anello di congiunzione tra i clan di Castellammare di Stabia e la Sacra Corona Unita.

Nel frattempo, l'imprenditore veneziano ha allontanato l'amministratore delegato Giovanni Faggiano, coinvolto nella tangentopoli brindisina. Ed è così che nasce e cresce l’attività di malaffare legata allo smaltimento dei rifiuti nel napoletano. Senza considerare l’uso abusivo di discariche, ormai vietate su tutto il territorio dell'Unione europea dal 2003, la mal condotta raccolta differenziata, che renderebbe decisamente più semplice e leggero lo smaltimento dei rifiuti, e il lavoro ad intermittenza dei termovalizzatori in Italia, primo fra tutti quello di Acerra, che per rientrare in funzione a pieno regime dovrà aspettare il 2011.

Senza considerare i ritardi accumulati per la costruzione del termovalorizzatore di Napoli est, quello che nel piano Bertolaso avrebbe dovuto risolvere l'emergenza di Napoli.

Ora, dal 2011, in Campania, tutti i poteri in materia di rifiuti passeranno alle Province e sarà il presidente della Provincia, Gigino Cesaro, ad avere il compito di scovare le aree capaci di accogliere i rifiuti di 3 milioni di persone. Nel frattempo, la Regione ha bandito una gara rivolta alle aziende disponibili alla fornitura di servizi per lo smaltimento dei rifiuti fuori regione e in territorio comunitario.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il