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Crisi, disoccupazione e licenziamenti 2010 per professionisti e collaboratori

Gli effetti della crisi economica su lavoro e professionisti. La situazione



Gli effetti della crisi economica continuano a farsi sentire, soprattutto nel settore dell’occupazione che se non sembra essere clemente con i giovani under 30, non lo è neanche con chi del mondo del lavoro fa ormai parte da tempo, occupando anche posizioni prestigiose e ruoli di dirigenza.

Non sempre le ‘alte’ cariche sono, infatti, sinonimo di tranquillità e sicurezza. Soprattutto con i tempi che corrono. E i numeri parlano chiaro. Sono stati, infatti, persi in due anni ben 300 mila posti di lavoro tra collaboratori e professionisti. Un'inchiesta di Ires-Cgil sul mondo delle professioni, ha evidenziamo come i continui mutamenti nel mercato del lavoro e le scosse alla società date dalla crisi economica stanno scombinando posizioni e rapporti.

Giovanna Altieri, direttore dell'Ires, tra gli autori dell'indagine e economista, ha fatto notare che “Ciò che è chiaro è che le figure dei professionisti si trovano di fronte a problemi che trascendono le questioni del lavoro autonomo e dipendente così come erano state impostate nel passato”.

Gli ultimi due anni di crisi hanno fatto perdere circa 300 mila posti di lavoro tra i collaboratori e circa altrettanti tra i professionisti, mondo definito totalmente al di fuori da qualsiasi meccanismo di tutela e diritti collettivi. Nel 2009, gli iscritti totali a ordini e collegi erano pari a due milioni, cui bisogna aggiungere tutti quegli professionisti non regolamentati.

Tra loro figurano geofisici, animatori, statistici, geografi, igenisti industriali, addetti alla sicurezza, operatori finanziari, fisioterapisti, consulenti familiari e grafologi. E molti altri ancora.

Poi ci sono gli autonomi, oltre tre milioni di partite Iva e professionisti a collaborazione e committenza che perdono quel committente ‘sono finiti’, e, infine, ci sono i praticanti e i tirocinanti, persone che lavorano 2-3 anni come praticantato senza percepire neanche un euro. come fare, dunque, a valorizzare le figure di chi, studiando e ben formandosi, si impegna senza avere nulla in cambio? Andrebbe, in realtà, rivisto l’intero sistema organizzativo del lavoro.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il