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Condono Iva 2003: controlli supplementari per chi ne ha usufruito

Nuovi accertamenti fiscali dell'Agenzia e della GdF



Un milione di contribuenti Iva che hanno beneficiato del condono varato con la Finanziaria 2003 potrebbero finire nel mirino di nuovi controlli per versare tre miliardi di euro per saldare il conto con l'Erario a fronte di un'imposta evasa almeno dieci volte maggiore.

Le verifiche fiscali di Guardia di Finanza e agenzia delle Entrate stanno seguendo il doppio binario normativo segnato dalla bocciatura della sanatoria Iva e dall'allungamento dei termini per gli accertamenti sancito, in presenza di reati tributari, dal decreto Bersani del 2006.

Il tutto dipenderà dalla velocità con cui la Corte costituzionale interverrà per fornire la versione ufficiale circa le modalità di disapplicazione del condono. Tra il luglio 2008 e il settembre 2009, prima la Corte di giustizia Ue e poi la Cassazione hanno bocciato il condono tombale e l'integrativa semplice approvati nel 2002, perchè contrastanti con la normativa comunitaria in materia di Iva e di concorrenza.

Lo Stato italiano non poteva disporre dell'imposta sul valore aggiunto. Ma il decreto legge Bersani nel 2006 aveva stabilito che di fronte al sospetto di un reato tributario e alla conseguente denuncia alla Procura, i termini per l'accertamento fiscale avrebbero dovuto farsi più intensi.

Seguendo queste misure, Guardia di Finanza e agenzia delle Entrate hanno avviato verifiche fiscali storiche, per cui la disapplicazione del condono tombale riporta condotte penalmente rilevanti. Quando, dunque, vi è in ballo l’ipotesi che si siano sottratti al Fisco oltre 100mila euro, l'adesione al condono rischia di tradursi in un'autodenuncia. A distanza di anni perciò molti contribuenti sono stati costretti a spiegare situazioni contabili per le quali non avevano neanche più i documenti necessari.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il