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Wifi libero nei locali pubblici, bar e negozi dal 1 gennaio: impulso ad Internet in Italia

Wifi libero in Italia: la nuova misura. Cosa cambia



E’ una delle misure contenute nel nuovo pacchetto sicurezza approvato in Consiglio dei Ministri venerdì scorso, si tratta della decisione di rendere libera la rete Wi-fi in Italia, a partire dal prossimo primo gennaio. Via, dunque, ogni forma di identificazione e documentazione cartacea e spazio alla liberalizzazione degli accessi wi-fi nei locali pubblici.

Il problema che ne nascerà sarà non sapere chi, quando e come ha navigato, in casi di sicurezza da risolvere. Aleggia, però, il dubbio che possa trattarsi di un’operazione effimera.

Le norme del Ddl prevedono che la liberalizzazione sarà resa operativa da un decreto interministeriale, fatto dal Viminale insieme ai dicasteri Sviluppo economico e Pubblica amministrazione e innovazione, con il parere del garante della Privacy. Un provvedimento, che in caso di fine anticipata della legislatura potrebbe trovare una modalità formale per decollare subito.

Non servirà più, dunque, la licenza per tutti i siti di accesso che già hanno una registrazione ufficiale, se non un'autorizzazione, che li rende riconoscibili in automatico dall'Interno, come alberghi, bar, ristoranti, centri commerciali e università.

Ma le novità non finiscono qui, perché anche il privato che apre un nuovo luogo pubblico di navigazione online potrà solo inviare la semplice domanda alla questura, con il meccanismo del silenzio assenso entro 15 giorni dall'istanza.

Secondo la vecchia normativa, chiunque gestisse un internet point o un locale commerciale e volesse offrire ai soci la possibilità di navigare in rete doveva rispondere ad una serie di obblighi, a partire dalla necessità di ottenere una licenza della Questura, identificare tutti i navigatori tramite documento d'identità, tenendo un registro dei siti visitati dagli stessi e adempire all'onere di adottare le misure necessarie ad impedire l'accesso agli apparecchi a persone che non previamente individuate per assicurare il corretto trattamento dei dati personali.

Questa normativa, varata nel 2005 dopo gli attentati di Londra e Madrid, trovava la sua giustificazione nell'ambito della lotta al terrorismo, ma dopo cinque anni dalla sua nascita, non ha mai portato a scoprire eventuali cospiratori, dimostrandosi del tutto ininfluente nella lotta al crimine.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il