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Crisi debiti Stati Unione Europea novembre 2010: Irlanda, Portogallo, Spagna. Italia rischia?

La situazione dei debiti europei. L'Italia non rischia



Dopo il caso della Grecia, l’Unione europea sta di nuovo attraversando un momento drammatico, a causa della crisi irlandese. L’Irlanda, che ha dovuto ammettere un deficit del 32%, tentenna ad accettare l’intervento del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Fondo monetario internazionale, mentre la Bce, nonostante la reticenza del rappresentante della banca centrale tedesca, ha ripreso ad acquistare titoli del debito pubblico di alcuni paesi, nel tentativo di calmare i mercati.

Per placare, dunque, le turbolenze dei mercati, in particolare Irlanda, Portogallo e Grecia, “Come Eurogruppo agiremo in maniera coordinata per salvaguardare stabilità zona euro se ciò si renderà necessario. E abbiamo risorse per farlo”, ha detto il del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.

Nel frattempo la Germania, che resta l’unica economia in netta crescita, vuole arrivare alla costituzione di un Fondo di soccorso permanente della zona euro dal 2013, anno di espirazione del Fondo europeo di stabilità finanziaria, creato dopo la crisi greca della primavera scorsa. L’idea di Berlino è però quella di far pagare anche gli investitori privati in caso di default di uno stato.

Il primo ministro greco, Georges Papandreou ha accusato Berlino di aver rilanciato, con questa condizione, la speculazione sul debito pubblico del suo paese, dell’Irlanda e del Portogallo. Lisbona e Madrid, a causa del forte debito pubblico, appoggiano la Bce, che vuole l’attuazione di un piano di azione in tempi stretti, per bloccare sul nascere la crisi irlandese, ma la Gran Bretagna mette i bastoni tra le ruote all’approvazione del bilancio dell’Unione europea per il 2011.

Il primo ministro britannico, David Cameron, non vuole aumenti della spesa europea e in a casa impone il rigore, senza considerare che deve anche far fronte alla forte esposizione delle banche britanniche, insieme a quelle danesi, in Irlanda.

L’Irlanda e il Portogallo stanno preparando piani di rigore, mentre la Francia si concentra sulla riduzione dei deficit, attraverso la lotta agli sprechi, con la diminuzione del debito e della spesa pubblica.

Il presidente dell'eurogruppo ha, inoltre, riferito che i ministri si sono felicitati con Dublino per gli sforzi significativi annunciati dal governo irlandese con la loro strategia che comporterà una riduzione del deficit in quattro anni di 15 miliardi di euro, di cui 6 miliardi solo nel 2011.

Juncker ha anche espresso la fiducia dell'Eurogruppo nel fatto che Irlanda presenterà un piano approfondito e dettagliato di riduzione del deficit di qui al 2014, per poi ridurre progressivamente il debito. Ma, com’è noto, le preoccupazioni non riguardano solo l'Irlanda, ma l'intera zona euro.

Bisogna, infatti, evitare che la febbre irlandese contagi altri Paesi, a partire dal Portogallo, la cui situazione sembra aggravarsi ogni giorno di più, per arrivare alla Spagna e agli altri Paesi con un elevato debito pubblico. E in questa situazione di crisi globale, come si colloca l’Italia?

Sembra che il BelPaese, nonostante le difficoltà che si è trovato, ed ancora perseverano, a dover affrontare, non sia a rischio in base ai fondamentali patrimoniali. Ma ciò non significa che non debba fare il possibile per tagliare il suo debito pubblico e la sua spesa improduttiva.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il