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Compravendita voti per fiducia Governo: nomi politici tra conferme e denuncie

I voti per la fiducia del 14 dicembre. La situazione



Il Governo a caccia di voti per ottenere la ‘fatidica’ fiducia il prossimo 14 dicembre sulla nuova Finanziaria. Il conto dei voti pro e contro fiducia sta, però, scatenando veri e propri terremoti nel mondo politico e fra chi chiede le dimissioni del premier Berlusconi, chi compra voti, chi accusa di corruzione, la ‘sfida’ aperta continua. L'Idv perde due deputati, lasciando il partito di Di Pietro ad un passo dal rischio di dover addirittura perdere il gruppo parlamentare alla Camera.

La squadra di deputati del partito scende da quota 24 a 22, vicino alla fatidica soglia dei 20 necessari per mantenere il Gruppo. Esce Domenico Scilipoti che annuncia insieme a Massimo Calearo e Bruno Cesario una nuova componente, ‘Movimento di responsabilità nazionale’: l'onorevole dell'Idv, tuttavia, sostiene di essere ancora intenzionato a votare la sfiducia al governo, al contrario di Calearo che annuncia l'astensione e di Cesario che, invece, sosterrà il governo.

Anche Antonio Razzi annuncia la sua fuoriuscita dal partito, passando a ‘Noi Sud’, movimento che sostiene il governo. Critico il segretario del Pd, Luigi Bersani, sulla situazione compravendita dei voti: “Non solo uno scandalo, ma addirittura corruzione. Non so se non quello che leggo sui giornali a proposito di questa campagna acquisti.

Ma se uno si rivolge ad un parlamentare per convincerlo non solo sul profilo culturale, politico o ideale, ma anche sul piano materiale, e lo dico per ipotesi, è solo uno scandalo o anche un reato di corruzione? Non lo so però chiedo agli esperti di chiarirlo”. “Ho ventimila voti in Abruzzo. Quanti senatori fanno? Li vuoi? Ti servono? Altrettanti in Puglia. Mi vuoi dire cosa ne pensi? Ho un consigliere comunale a Ferrara. Tu mi dici: e allora?

E allora ti rispondo che io uno ce l'ho anche nell'Emilia rossa”. Giampiero Catone è un incerto di ritorno. Ha appena lasciato il Pdl per abbracciare la causa di Gianfranco Fini, ma l'approdo risulta difficile. “Mezz'ora Berlusconi mi ha tenuto a telefono. Un'altra mezz'ora a tu per tu per chiedermi di non mollarlo. Ho detto di no per un progetto politico. Mica per me, per la poltrona di deputato?”.

Queste le conversazioni di quanto sta accadendo per questo voto di fiducia. Per ottenerla, il governo aveva fissato a quota 317 l’asticella minima per il fronte pro-sfiducia, numero che ora, però, è sempre più a rischio.

Dei 317 voti annunciati da Bocchino, 85 dovevano venire dal terzo polo (Fli, Udc, Api più Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti), 224 dall’accoppiata Pd-Idv, che ha presentato la prima mozione di sfiducia (cui poi si è aggiunta quella terzopolista), per 309 voti in tutto, cui dovevano sommarsi quelli dei sei deputati radicali, di Giuseppe Giulietti (ex Idv, ora gruppo misto) e Roberto Nicco (gruppo misto-minoranze linguistiche). Ma alcuni voti Idv e uno dei Liberal democratici sono venuti meno.

Sui sei voti radicali, Marco Pannella tiene coperte le carte e con dubbi sulle mosse dei Radicali, i no alla fiducia ormai sicuri sono scesi da 317 a 313 e si abbasseranno ancora fino a 307.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il