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Riforma università Gelmini è legge: cosa cambia

Il Ddl Gelmini diventa legge: le novità



Il Ddl Gelmini diventa legge. Il Senato ha approvato la nuova riforma firmata dal Ministro dell’Istruzione MariaStella Gelmini con 161 voti a favore, 98 contro e 6 gli astenuti. Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti Udc, Api, Svp e Union Valdotaine.

Tra i punti chiave del provvedimento spiccano le nuove regole per il reclutamento di professori e ricercatori e un unico mandato non rinnovabile di 6 anni per i rettori che, se inadeguati, potranno essere sfiduciati dal Senato accademico.

Così, dopo la corsa ad ostacoli per l’approvazione definitiva, dopo le proteste, i cortei studenteschi e le votazioni ad alcuni emendamenti annullate e ripetute, oggi si è assistito all’ultimo atto della riforma dell’università varata dal governo Berlusconi, e che si è svolto in una Roma blindata, dopo le proteste violente dello scorso 14 dicembre.

Non sono mancati momenti di tensione in aula al momento dell'intervento della presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro: “Mi rifiuto di proseguire, di concludere il mio intervento tra gli insulti. Siete degli irresponsabili”. Questa riforma, aveva detto prima Anna Finocchiaro, “é la foglia di fico sui tagli che il governo ha impresso all'università e alla ricerca dopo averli impressi alla scuola. Una legge che si sovrappone a una vergogna”.

Perplessità tecniche sulla riforma arrivano anche dal Quirinale, che esaminando il testo ha evidenziato alcune incoerenze. La nuova riforma Gelmini prevede la certificazione da parte dei professori di attività didattiche, di ricerca e di gestione, che viene fissata in 1.500 ore annue complessive, di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e assistenza agli studenti; un più complesso iter per diventare docenti ordinari, poiché la riforma introduce l'abilitazione nazionale, cui potranno accedervi solo un terzo degli aventi diritto.

Tra gli emendamenti più significativi la riduzione del mandato massimo dei rettori, da sedici a sei anni; il superamento del blocco degli scatti stipendiali solo per i migliori ricercatori e professori; il salto nel ruolo della docenza di 1.500 ricercatori l'anno tra il 2011 ed il 2013; previsto anche un giro di vite sui nepotismi accademici, che stabilisce di non poter avere parentele fino al quarto grado, per partecipare ai concorsi, con professori appartenenti al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata, oltre che il rettore, il direttore generale o un consigliere d'amministrazione dell'ateneo.

Il nuovo Ddl prevede, inoltre, incentivi per permettere ai ricercatori italiani che hanno svolto un dottorato all'estero di poter tornare ad operare in Italia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il