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ICT 2011: investimenti, ricerca e sviluppo in Italia

Come va l'Italia nel settore ICT? Dovrebbe investire di più



La banda larga in Italia è ancora troppo debole rispetto alle altre realtà europee, gli investimenti in termini di ricerca e sviluppo non saranno, secondo le previsioni, superiori rispetto a quelli del 2010 e, come risultato, si otterrà una sorta di stallo del settore ICT in Italia nel 2011. Ma c’era da aspettarselo.

Il 2010 ha chiuso il bilancio in passivo dello 0,4% (a pesare è la flessione del comparto telco) e per il 2011 si parla di una crescita dello 0,2%, mentre la media europea sfiora l’1% e il dato mondiale è stimato al 3,7%.

Ciò significa per le aziende del Belpaese minori investimenti nelle tecnologie, qualcuno li ritiene addirittura inferiori agli anni pre-crisi, con il conseguente rischio che si crei una frattura molto profonda tra il nostro Paese e il resto d’Europa in materia di innovazione tecnologica.

Un gap che tra l’altro già esiste. Nonostante alcuni voci lascino ben sperare, come quelle che riguardano i servizi cloud, per cui si prevede un balzo della domanda sul 2010 del 44%, l’Italia sarà comunque nel 2011 il Paese dove si acquisteranno smartphone a un ritmo più sostenuto rispetto al resto d’Europa e dove saranno soprattutto i clienti business a portarsi a casa la metà dei device.

C’è, dunque, necessità di mobilitazione nel settore delle innovazioni tecnologiche. Paolo Angelucci, presidente di Assinform, è intervenuto sulla materia, ricordando che “è il momento delle scelte coraggiose per un settore industriale (il quarto per importanza in Italia) che conta di oltre 380.000 addetti ed è motore dell’innovazione e di occupazione qualificata”.

Il piano telematico eGov 2012 voluto dal ministro per la Pa e l’Innovazione Renato Brunetta presenta un bilancio di fine anno non certo brillante, la tanto inizialmente celebrata Posta elettronica certificata (Pec) procede a rilento, le eccellenze del BelPaese (Umbria e Friuli Venezia Giulia) si scontrano poi con gli scarsi risultati ottenuti in aree soggette a divario digitale come Calabria, Abruzzo, Basilicata e Sardegna, lo Sportello Unico per le Attività Produttive (Suap) sul Web lo possiede solo circa la metà dei centri capoluogo. Insomma si tratta di una situazione decisamente da equilibrare se si vuole conquistare una reale crescita del settore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il