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Wikileaks: politici italiani non combattono Mafia. E Ponte Stretto, Saviano, Chiesa

Nel mirino di Wikileaks i politici italiani, fra mafia, chiesa e progetti



Wikileaks torna a ‘colpire’, questa volta nel mirino del sito di Julian Assange ci finiscono i politici italiani, definiti quasi incapaci di combattere la mafia. Nel cablogramma confidenziale del 6 giugno 2008 redatto dal Console statunitense di Napoli, J. Patrick Truhn, si legge che “nonostante l'impegno delle forze dell'ordine, delle associazioni imprenditoriali, i gruppi di cittadini e la Chiesa, in alcune zone del Paese, stanno dimostrando promettente impegno nella lotta alla criminalità organizzata, lo stesso non si può dire dei politici italiani, in particolare a livello nazionale.

Come ci ha ricordato Roberto Saviano, il tema è stato virtualmente assente dalla campagna elettorale di marzo-aprile 2008”.  Il diplomatico suggerisce a Washington di “lavorare per fare presente al nuovo governo che la lotta al crimine organizzato è una seria priorità del governo Us, e che i drammatici costi economici della criminalità sono un argomento convincente per una azione immediata”.

Sempre su Wikileaks appare un altro documento di Truhn, questa volta del giugno 2009, in cui viene analizzata la situazione in Sicilia, dopo lo scontro politico tra Raffaele Lombardo e il partito del premier Silvio Berlusconi. Il console dice: “Il ponte sullo Stretto servirà a poco senza massicci investimenti in strade e infrastrutture in Sicilia e Calabria.

Il teatrino politico ha bloccato una operazione di trivellazione per gas lo scorso anno e minaccia di rinviare un importante sistema di comunicazione satellitare della Marina statunitense. La maggiore sfida allo sviluppo economico (in Sicilia) rimane la mafia, che potrebbe ben essere il principale beneficiario se il ponte sullo Stretto di Messina, di cui si parla da secoli, venisse eventualmente costruito”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il