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Tunisia: la situazione dopo la fuga dell'ex presidente e il ruolo di Internet

I violenti scontri di Tunisi documentati in rete. La situazione



Continuano le violenze nella capitale tunisina dopo la fuga dell’ex presidente Ben Alì: tra scontri e saccheggi, spari di alcuni cecchini nel centro della città, l'intervento delle forze dell'ordine, poi l'assalto di reparti dell'esercito al palazzo presidenziale a Sidi Abu Said nei sobborghi altolocati della città.

E ancora, Al Jazira ha annunciato l'arresto dell'ex ministro dell'Interno Rafik Hadi Kacem, a Béja, e si attende ora l’annuncio del nuovo governo di solidarietà nazionale, di cui dovrebbero far parte esponenti dell'opposizione e della vecchia amministrazione. Conitnua nelle città del paese il coprifuoco,

Il principale sindacato del paese, l'Ugtt, ha lanciato un appello dalla televisione nazionale per la formazione di comitati di sicurezza di quartiere affinché la gente possa difendersi da sola in caso di attacchi. Nel frattempo, l'esercito tunisino ha arrestato circa tremila poliziotti tunisini considerati fedeli al deposto presidente Ben Ali.

Secondo quanto riferisce la tv araba al Jazeera, tra questi è stato fermato un gruppo di 50 agenti della guardia personale del presidente che tentava di fuggire a bordo di alcuni bus verso la Libia. Nel Paese, dunque, regna il caos e le rivolte che inizialmente avevano coinvolto solo la capitale si sono allargate a comprendere ogni zona del paese.

In questa situazione di caos e violenza, numerosi sono stati i reportage e i video diffusi via Internet ed è stato proprio tramite la rete che è stato raccontato l’inizio delle sanguinose proteste in piazza a Tunisi. Simbolo della rivolta è diventato un giovane fruttivendolo che si è dato fuoco perché il governo gli aveva confiscato il piccolo banco di frutta e ortaggi, unica sua fonte di sostentamento. Mentre i media tradizionali hanno evitato di riportare alcune notizie, la rete si è scatenata in una corsa a chi prima arrivava a svelare l’ultima notizia.

Wikileaks in testa, con il racconto degli scandali di corruzione che hanno coinvolto Ben Ali. A seguire c’è stato Twitter, diventato prima fonte informativa della guerriglia tunisina, con aggiornamenti in tempo reale. Nelle ore dei più violenti scontri, Twitter è stato invaso di messaggi di commentatori preoccupati dalla situazione.

Poi sono apparsi numerosi video su YouTube e fotografie su Flickr per illustrare cosa stesse realmente accadendo a Tunisi. E nel frattempo, proprio nella capitale, le autorità hanno cercato di bloccare Facebook per evitare l’upload di materiale compromettente.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il