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Software copiato in azienda è legale secondo tribunale di Roma

Detenere un software pirata in azienda non basta per condannare per violazione di copyright. Il caso



E' stato assolto un imprenditore accusato di detenzione e duplicazione di software commerciali sprovvisti di licenza d’uso. Secondo quanto stabilito dal Tribunale di Roma, detenere un software pirata in azienda non basta per essere condannati per violazione del copyright. Bisogna anche provare l’effettivo utilizzo o copia da parte dell'imputato.

Per questo il Tribunale di Roma ha assolto un imprenditore italiano, nella cui azienda la Guardia di Finanza aveva trovato 270 software privi di licenza, distribuiti su 103 computer. C'erano prodotti Microsoft, Symantec, Adobe e file crack su un server usato da circa 300 persone, per aggirare le protezioni di quei software.

Nella sentenza si legge che la detenzione di software sprovvisti di licenza o con licenza scaduta, e quindi pirata, non configura il reato di violazione del copyright. Anche se all'interno dei computer vengono trovati i dispositivi di aggiramento tecnologico in grado di far funzionare i software senza licenza, quelli che in gergo vengono chiamati crack.

Il risultato di questa sentenza potrebbe però diventare nocivo alle multinazionali. Potrebbe, infatti, rendere le cose più difficili per le multinazionali dell'informatica, che se dovessero riscontrare un altro caso del genere, avrebbero necessariamente bisogno di procurarsi anche le prove menzionate dal giudice per vincere, eventualmente, una causa di violazione di copyright.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il