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Cedolare secca 19% e 21%: cambiamenti e nuove regole

Le novità sulle aliquote della cedolare secca



Cambia ancora una volta l’aliquota sulla cedolare secca sugli affitti e si attesta per i canoni liberi al 21 %, dal 23 iniziale, e il proprietario non potrà cambiare il canone nemmeno per l'adeguamento all'inflazione.

Questa è la novità riportata dal testo del decreto sul federalismo municipale che sarà soggetto al voto in commissione bicamerale il 3 febbraio prossimo. Nel caso di canoni concordati, invece, l'aliquota scende al 19% dal 20 del precedente testo.

Con le nuove proposte di modifica sulla fiscalità municipale, dunque, il governo introduce così a partire da quest'anno la cedolare secca che sostituisce l'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, le imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione e quelle di bollo che riguardano la risoluzione e le proroghe del contratto di locazione.

Fissa le aliquote al 19% per i canoni agevolati e al 21% per gli altri e propone che, nel caso in cui il proprietario opti per l'applicazione della cedolare secca, venga sospesa, per un periodo corrispondente alla durata dell'opzione, la facoltà di chiedere l'aggiornamento del canone, anche se prevista nel contratto a qualsiasi titolo. La cedolare secca non ha, però, effetto se il proprietario non ha dato una comunicazione preventiva all'inquilino attraverso una lettera raccomandata con la quale rinuncia a chiedere, a qualsiasi titolo, l'aggiornamento del canone.

L’altra novità prevede la scomparsa delle agevolazioni per le famiglie numerose, mentre i comuni avranno diritto a una quota del gettito raccolto con la cedolare secca pari al 21,7% nel 2011 e al 21,6% dal 2012. I comuni incassano, dunque, lo sblocco delle addizionali comunali sull'Irpef anche se con un alcune limitazioni. Il governo dovrà emanare, infatti, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del federalismo municipale un decreto per disciplinare la graduale cessazione, anche parziale, del blocco.

Nel caso in cui il governo non dovesse approvare il decreto, i comuni che non hanno l'addizionale o ce l'hanno in misura inferiore allo 0,4% potranno aumentarla nei primi due anni di 0,2 punti percentuali. Lo sblocco può scattare anche retroattivamente per il 2010, se i sindaci emanano le relative delibere entro il 31 marzo 2011, mentre i comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti potranno anche stabilire addizionali Irpef differenziate in base ai redditi corrispondenti a quelli stabiliti dalla legge statale.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il