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Rivolta in Egitto non si ferma così come a Tunisi e inizia in Yemen

Continuano a dilagare le rivolte politiche in Egitto e Tunisia. Proteste anche in Yemen



Continua a dilagare prepotentemente la rivolta in Egitto: al Cairo, le violente proteste hanno trasformato in campo di battaglia la città di Suez, una cittadina del Sinai è stato teatro di violenze, che hanno provocato la morte per un giovane dimostrante, colpito da un proiettile in bocca.

In vista del venerdì della collera, indetto dalle organizzazioni di opposizione che hanno dato il via alla rivolta martedì, è rientrato al Cairo Mohamed El Baradei, ex capo dell'agenzia atomica internazionale e leader del movimento per la riforma, e, per la prima volta dall'inizio delle proteste di piazza, la formazione del rais Hosni Mubarak, il Partito nazionale democratico, ha fatto una uscita pubblica con una conferenza stampa del suo segretario generale Safwat el Sherif, che ha affermato che i giovani, le loro richieste e il loro diritto ad esprimersi sono nel cuore del presidente egiziano.

Nel frattempo, però, è stata decretata la morte di Internet nel Paese: l'agenzia France Presse ha constatato, contattando diversi utilizzatori, che al web non si ha accesso in tutto l'Egitto, non è accessibile il sito online del quotidiano egiziano Al Ahram e sono anche saltate le comunicazioni vocali fra telefoni cellulari. La rivolta non si placa neanche in Tunisia: sono fuori i ministri di Ben Ali e Mohamed Gannouchi, per 11 anni primo ministro del deposto presidente, annuncia la composizione dell'esecutivo “che porterà la Tunisia alle elezioni, fra sei mesi”.

L' ex uomo del regime è determinato a guidare il Paese nella transizione. “E’ un governo formato da persone competenti, ha assicurato Gannouchi. “E' un governo provvisorio che rimarrà in carica fino alle elezioni, fra sei mesi. Nuova protesta, che si ispira ai fatti di Tunisi, sta dilagando anche in Yemen, il più povero dei paesi arabi.

Migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale Sanaa, e in altre città, per chiedere le dimissioni del presidente, ma sembra piuttosto difficile che Abdullah Saleh, 64 anni, decida di abdicare. Il Nuovo Yemen, nato nel 1990 dalla riunificazione tra Nord e Sud, non ha avuto altro presidente che lui. Saleh è un abile tessitore di relazioni in un paese rigorosamente islamico e, di fatto, governa da 33 anni.

Nonostante piuttosto sanguinari, è difficile che gli yemeniti siano in grado di rovesciare il regime, ma se riuscissero a farlo questo provocherebbe un grande spargimento di sangue.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il