Wikileaks documenti Italia su Repubblica ed Espresso: Berlusconi e Usa. Napolitano e i ministri

Italia in declinoper gli scandali del premier. Napolitano molto stimato. Nuovi documenti



Che la reputazione dell’Italia non godesse ormai più di grandi splendori a causa di un premier protagonista di scandali che fanno il giro del mondo, di certo si sapeva, ma a darne conferma scritta sono arrivati nuovi documenti segreti svelati da Wikileaks.

Si tratta di ben quattromila cables riservati passati dall'ambasciata Usa a Roma, che raccontano l'Italia e i suoi protagonisti dal punto in maniera molto critica. Ciò che ne emerge è il declino del ruolo internazionale dell'Italia ‘strettamente legato all'immagine di Silvio Berlusconi, l'uomo che la guida e la condiziona dal 1994, l'anno della sua discesa in campo’.

Vengono riportate parole di ambasciatori, segretari di Stato, diplomatici di alto livello, politici di primo piano, comunicazioni rigorosamente classificate come riservate, adesso, contenute su l'Espresso e Repubblica. Il primo cable è datato febbraio del 2009 quando Ronald Spogli, ambasciatore americano in Italia nominato dal Presidente George W. Bush, lascia il mandato e scrive al nuovo segretario di Stato Hillary Clinton un memoriale  ‘What can we ask from a strong allied’ (Cosa possiamo chiedere ad un forte alleato).

Nessuno scandalo ancora, nessuna legge ad personam, ma a ad inizio 2009 il premier è considerato dagli Usa già “un uomo debole, prigioniero dei suoi conflitti di interesse e dell'evidenza internazionale dei suoi abusi di potere. Quindi bisognoso dell'aiuto americano per legittimarsi sul piano interno e estero e come tale disponibile, quando richiesto, a comportarsi come il migliore alleato.

Il premier Silvio Berlusconi con le sue frequenti gaffes e la scelta sbagliata delle parole ha offeso nel corso del suo mandato quasi ogni categoria di cittadino italiano e ogni leader politico europeo, mentre la sua volontà di mettere gli interessi personali al di sopra di quelli dello Stato ha leso la reputazione del Paese in Europa ed ha dato sfortunatamente un tono comico al prestigio dell'Italia in molte branche del governo degli Stati Uniti.

Il lento ma costante declino economico dell'Italia compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell'arena internazionale. La sua leadership spesso manca di una visione strategica. Le sue istituzioni non sono ancora sviluppate come dovrebbero essere in un moderno paese europeo. La sua preferenza per soluzioni a breve termine hanno danneggiato la reputazione dell'Italia in Europa”. Spogli riporta, inoltre, il racconto di una puntata di Porta Porta in cui Berlusconi annuncia il ritiro dall'Iraq.

Furono svegliati in piena notte i generali Usa a Baghdad e al Pentagono ricevettero subito la trascrizione della puntata. Senza parole l'ambasciatore perchè mentre Israele bombarda Gaza il Cavaliere pensa all'idea di costruirvi alberghi e resort, annunciando che potrebbe trovare investitori. Senza parole a Washington.

Ma, se Spogli ritiene da una parte che nonostante tutto l’Italia possa giocare un ruolo strategico per gli Usa per quanto riguarda gli affari internazionali, dall’altra si preoccupa del rapporto tra Roma e Mosca, tra Berlusconi e Putin. “Il legame del cavaliere con il suo amico Vladimir è solido e ha radici misteriose, tanto da indurre Hillary Clinton nel gennaio 2010 a chiedere alle rappresentanze diplomatiche interessate di indagare sulle possibili relazioni e investimenti personali che legano Putin e Berlusconi e che possono influenzare la politica energetica dei due paesi e di svelare i rapporti tra l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, i top manager dell'Eni e i membri del governo italiano, specialmente il premier”.

Lo scenario che si prospetta non sembra auspicare nulla di buono: il premier per difendersi dalle accuse dei suoi innumerevoli processi si distrarrà dal ruolo guida di un Paese e dal suo lavoro per il Paese stesso, anche se ci sono altri referenti pronti a lavorare per gli Usa. I ministri Frattini e La Russa, ad esempio, sembrano essere particolarmente ansiosi di collaborare.

Ciò che, inoltre, gli Usa temono sono anche gli effetti sul Paese dello scontro con il presidente Napoletano, considerato figura cruciale per la stabilità del Paese, stimato e seguito. Il Quirinale è un assoluto punto di riferimento e, secondo gli americani, “Gli attacchi a una figura molto rispettata potrebbero essere presi male da molti italiani e determinare più ampie divisioni tra le due istituzioni”.

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di Marianna Quatraro pubblicato il