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Donne nei consigli di amministrazioni: legge su quote rose riprende. I cambiamenti

Aumentare le quota rosa nei cda. I vantaggi



Se è vero che intelligenza e capacità di lavoro delle donne ha portato a grandi affermazioni, le ha rese manager, grandi personalità impegnate nel social, nella politica, nella finanza, perché allora continuare a parlare di quota rosa nei consigli di amministrazione invece di dar per scontata la presenza femminile negli organi dirigenziali?

Nel 2010 la Corte Ue, a livello europeo,esortava, con un provvedimento, gli stati membri della Ue a promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese e qualcosa da allora sembra cambiato. Per sempio, in Norvegia, Francia e Spagna le quote del 40% riservate al genere meno rappresentato sono già una realtà.

Il motivo per cui si spinge in questa direzione la politica amministrativa di organi dirigenziali è che, secondo alcuni studi internazionali, la presenza di donne nei cda migliorerebbe le performance delle aziende. In particolare, uno studio di McKinsey-Cerved dimostra come sia vero anche in Italia, dove le società con almeno il 20% di donne nella dirigenza hanno conquistato nel triennio 2007-2009 una redditività superiore a quelle che hanno meno del 20% di presenza femminile: +9% a livello di redditività sul capitale (roe), +37% come redditività sugli investimenti (roi) e +18% della redditività delle attività aziendali (roa).

Le performance crescono ulteriormente se l'amministratore delegato della società è donna. Questi risultati non vogliono mostrare una certa superiorità della donna o una sua maggiore bravura rispetto all’uomo, ma solo dimostrare come l’unione di competenze, modi diversi di organizzare il lavoro e prospettive diverse, possa portare a risultati di successo.

Confindustria, Abi e Ania, hanno chiesto al Senato di modificare la legge sulle quote rosa che vuole introdurre un'uguale apertura alla partecipazione delle donne nei cda. Laura Frati Gucci, presidente nazionale Aidda, Associazione imprenditrici e donne dirigenti d'azienda, l'associazione presente con proprie delegazioni su tutto il territorio nazionale, con 1.500 imprenditrici associate che rappresentano oltre 5.000 aziende, ritiene che “La richiesta di slittamento avanzata da Confindustria, Abi e Ania di una lenta gradualità (chiedono di attendere 2 oppure 3 rinnovi dei cda) porterebbe all'inserimento del 30% di quote rosa non prima di 10 anni; tempi che non rispecchiano il mercato e che sembra vogliano lasciare indietro il paese”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il