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Libia in rivolta: Gheddafi in fuga. Sbarchi e immigrati a Lampedusa: è una tragedia

Dopo Egitto, Tunisia e Iran, la rivolta arriva in Libia. La situazione



Dopo Tunisia, Egitto e Iran, la protesta è arrivata in Libia. 223 le vittime finora accertate mentre crescono le rivolte.  Il figlio di Gheddafi ha minacciato i rivoltosi: “Fermatevi o sarà guerra civile”. Ma non si fermano gli spari nella capitale. Bengasi sarebbe ora nelle mani dei rivoltosi come il centro di Manama.

Mentre la Cnn dice che è impossibile collegarsi con il paese il ministro italiano Frattini auspica di “Avviare un processo di riconciliazione nazionale pacifico”. Mentre, dunque, il Paese è sull’orlo della guerra civile, ci si chiede che fine abbia fatto Gheddafi. Molte fonti, infatti, lo danno in fuga dalla Libia.

Ma il figlio assicura che il padre è in Libia, che “non è un leader come Ben Ali o Mubarak” e che è sostenuto dall’esercito. In un discorso trasmesso nella notte dalla televisione di stato, Saif al Islam dice che le forze di sicurezza hanno commesso errori nel loro intervento contro la folla di manifestanti, perché “non sono state addestrate a questo genere di operazioni, ma smentisce che siano state uccise oltre 200 persone a Bengasi nella violenta repressione delle proteste. Dovremo definire una costituzione per il Paese, perché se prosegue la violenza precipiterà in una situazione più grave di quella dell’Iraq”.

A breve a Bengasi si terrà una nuova manifestazione antigovernativa. Nel frattempo, continuano gli sbarchi in Italia. Sono 131 i migranti sbarcati a Lampedusa all'alba su due barconi, che erano stati già avvistati da un aereo in servizio di pattugliamento nel Canale di Sicilia: la prima aveva 89 persone a bordo, la seconda 42. L'emergenza, dunque, non si ferma. Ieri si erano registrati altri due sbarchi, che hanno portato sule coste italiane 73 extracomunitari, quasi tutti tunisini. La situazione diventa allarmante.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il