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Rivolte in Cina come in Egitto, Libia, Tunisia. Internet e cellulari bloccati

Dall'Africa al Medio Oriente alla Cina: le proteste e le rivolte corrono sul web



‘Ispirati’ da quanto accaduto in Tunisia, Egitto, Iran, Libia, i giovani cinesi hanno preso coraggio e hanno dato il via a proteste e rivolte contro il regime. La tensione è arrivata fino a Wangfujing, la via dello shopping di Pechino a poca distanza da Piazza Tienanmen, e sono apparsi anche i primi messaggi sul web per invitare alla protesta.

Il messaggio che incitava alla protesta era apparso per la prima volta sul sito americano in lingua cinese Boxun.com, ed è stato successivamente diffuso sul web del Celeste Impero, provocando tra ieri e oggi più di un centinaio di arresti di dissidenti e attivisti. Ancora una volta, dunque, Internet diventa mezzo di comunicazione di massa e di aggregazione per fini politici e sociali.

Ora bisogna vedere se anche il governo cinese, come già accaduto in Tunisia ed Egitto per esempio, censurerà questo sistema, oscurando siti web. La dimostrazione di Pechino è iniziata con una piccola folla composta inizialmente soprattutto da curiosi, giornalisti e forze dell'ordine in borghese. Poi si è scatenato il panico che ha suscitato la reazione degli agenti, immediata ma composta.

La risposta delle forze dell'ordine è stata anche mediatica: per una decina di minuti le telecomunicazioni della zona sono state completamente oscurate, rendendo inutilizzabili i telefoni cellulari. La parola gelsomino, simbolo della protesta, che i cinesi hanno ‘ereditato’ dai colleghi tunisini, risulta bloccata in tutta la Cina sulle piattaforme di microblog, così come i richiami alle proteste in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Bahrein.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il